Navi da guerra Usa su Triton (Cina): Trump provoca per Xi Jinping

03 luglio 2017 ore 13:46, Luca Lippi
La Uss Stethem è passata a meno di 12 miglia nautiche dall’Isola di Tritone, controllata dalla Cina, ma la cui proprietà è rivendicata anche da Taiwan e Vietnam. La Cina ha definito la mossa americana una seria provocazione militare e politica”, aggiungendo che operazioni del genere “violano la sovranità della Cina e minacciano la sua sicurezza”. In conseguenza di ciò saranno prese “tutte le misure necessarie per la difendere la sovranità del Paese e la sua sicurezza”. L’operazione ha lo scopo di dimostrare la libertà di navigazione nelle acque contese, ha dichiarato un funzionario americano all’agenzia di stampa AFP. L’isola di Triton, nell’arcipelago delle isole Paracel, è occupata dalla Cina, e rivendicata anche da Taiwan e Vietnam.
Navi da guerra Usa su Triton (Cina): Trump provoca per Xi Jinping
In realtà non siamo di fronte a un episodio provocatorio o isolato. Già nel maggio ultimo scorso la Uss Dewey varcò le 12 miglia nautiche di Mischief Reef, un’isola artificiale costruita dalla Cina che fa parte delle Isole Spratly (un arcipelago di circa 700 isolotti, scogli, atolli corallini che complessivamente non superano i cinque chilometri quadrati, sparsi in una zona di oceano vasta circa 420 mila chilometri quadrati), più a sud. In base alla legge internazionale, il perimetro delle 12 miglia (22 km) rappresenta il limite delle acque territoriali: e secondo Pechino quel tratto del mare Cinese Meridionale è ora “zona sovrana”.
In realtà Trump dopo che il centro americano di studi specializzati AMTI ha rivelato uno sconsiderato aumento di strutture militari sull’isola di Tritone, così come dal 2012 Pechino ha dato il via alla colonizzazione di alcuni atolli, mentre su altri c’ è attività da parte di filippini e vietnamiti e dal 2014 queste attività hanno subito una rapida accelerazione. 
In sostanza Trump ha chiesto alla Cina di aumentare le pressioni sull’alleato nord-coreano per interrompere il piano di ampliamento dell’arsenale nucleare. Tuttavia la Cina non ha ancora deciso quanto sia opportuno rovesciare il regime di Kim Jong-un e questa situazione ha infastidito il presidente americano che non perde l’occasione per far vedere all’orizzonte la bandiera a stelle e strisce sventolare sui ponti delle sue navi da guerra. Che sia una provocazione e semplicemente un’esercitazione, sta di fatto che i tentativi di Trump di cucire rapporti diplomatici con la Cina non assumono la velocità che desidererebbe. Non che la Cina abbia interesse a entrare in ‘collisione’ con gli stati Uniti, ma di certo ci sarà bisogno di una presa di posizione per capire come e quando la Cina cercherà di fermare le mire dell’alleato coreano.
Di contro, intanto all’isola “ribelle” arriveranno armi americane per 1,4 miliardi di dollari. Oggi Xi Jinping va a incontrare Vladimir Putin, facendo tappa in Russia sulla via per il G20 in Germania. Da quando è diventato presidente della Repubblica popolare, il leader cinese è già stato in Russia cinque volte e in totale ha incontrato Putin 20 volte (tre quest’anno). Si legge sul Corsera che tra Russia e Cina storicamente il rapporto è stato contrastato: rivalità ideologica ai tempi di Mao e Stalin; un gioco nel quale si inserì abilmente l’americano Richard Nixon, sfruttando la rivalità tra le due potenze comuniste. Ma quella “diplomazia triangolare” che diede grandi vantaggi strategici a Nixon ora gioca a favore di Xi e Putin. Trump non può fare a meno di “ordinare esercitazioni” vicino alla Cina.

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autore / Luca Lippi
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