Orban allo scontro con Ue su immigrazione: "Soros va fermato"

04 aprile 2017 ore 13:32, Luca Lippi
Si alza l’asticella dello scontro tra l’Ungheria e la Ue. La questione è l’immigrazione e le quote stabilite da Bruxelles per tutti gli stati membri allo scopo di smistare equamente il fiume di immigrazione in entrata nell’area. Tuttavia, per Orban la questione assume contorni più ampi per concentrando la sua azione di contrasto a una sensibilizzazione del suo popolo contro le politiche della Ue.
Con la campagna promossa da Orban dal nome “Fermiamo Bruxelles” il premier ungherese comunica al suo popolo (attraverso un volantino) la determinazione a contrastare le politiche dell'Unione Europea che, secondo Budapest, minacciano l'indipendenza del Paese.
Il sondaggio è condotto all'interno della campagna civica "Consultazione popolare-2017". Ci sono 6 domande relative alla politica migratoria ed economica di Bruxelles, in particolare, il discorso riguarda le quote obbligatorie imposte dall'Europa per ridistribuire i profughi da Africa e Medio Oriente. Inoltre ci sono domande sulla tassazione e sulle organizzazioni non governative.
A proposito delle organizzazioni non governative, l’Ungheria potrebbe decidere di espellere le Ong legate a George Soros le cui attività sono ritenute rischiosa per la sicurezza nazionale.
È quanto affermato da Szilard Nemeth, il vicepresidente di Fidesz (Unione Civica Ungherese) il partito di governo a cui appartiene il premier Orbán.
In un’intervista alla HirTv, il politico è stato chiaro: le organizzazioni legate a Soros sono “al servizio del capitalismo globale e contro i governi nazionali”. Queste organizzazioni, ha dichiarato, “devono essere allontanate con tutti gli strumenti disponibili, spazzate via ora che le condizioni internazionali sono favorevoli”.
Il riferimento è alla vittoria negli Stati Uniti di Donald Trump, nemico di Soros e apparentemente anche lui ostile alle attività di destabilizzazione dei governi che il finanziere attua da decenni dietro la copertura delle organizzazioni di diritti civili.
Orban allo scontro con Ue su immigrazione: 'Soros va fermato'
Non è un caso che in un suo video elettorale, Trump abbia messo proprio il volto di Soros tra i nemici della nuova America a rappresentare il potere corrotto dell’élite.
Secondo quanto ha scritto Giampaolo Rossi del Giornale, lo scontro tra il governo ungherese e il finanziere (proprio di origini ungheresi) avviene ormai da tempo. Soros è apertamente accusato da Orbán di provare a destabilizzare l’Ungheria attraverso l’azione delle sue organizzazioni civili attive nel Paese.
Già nel Luglio del 2014, nel suo discorso davanti agli studenti della Summer University di Balvanyos,Orbán aveva attaccato la doppiezza delle Organizzazioni civili operanti in Ungheria: “si tratta di attivisti politici pagati da specifici gruppi di interesse stranieri; perciò è difficile credere che queste organizzazioni abbiano scopi sociali, è molto più realistico che vogliano utilizzare questi strumenti per influenzare la vita politica ungherese. Queste non sono organizzazioni non governative che si oppongono a noi ma attivisti politici pagati che tentano di far valere interessi stranieri in Ungheria”.
Qualche mese prima il governo ungherese aveva obbligato la Norvegia a sospendere il finanziamento in ambito SEE, di alcune Ong ungheresi con l’accusa che queste erano collegate a partiti di opposizione (Verdi e LMP), in aperta violazione della Legge che prevede che le Ong finanziate debbano essere apartitiche. Disputa poi risolta.
Ma Orbán ha sempre accusato Soros di alimentare molte di queste Ong con scopi di interferenza nella vita democratica dell’Ungheria.
L'Ungheria è di fatto uno degli avversari più implacabili della politica migratoria di Bruxelles perseguita da Germania e Francia. Insieme con altri Paesi dell'Europa orientale , il governo ungherese si oppone alle quote migratorie. Successivamente la Romania e de-facto l'Austria hanno aderito alla linea anti-Bruxelles in materia di immigrazione. Questi Paesi hanno chiuso le frontiere ai flussi di profughi. In particolare l'Ungheria ha continuato a rafforzare i confini con la Serbia e la Croazia.
Per questi motivi Bruxelles ricatta Ungheria e Polonia: "O accettate gli immigrati o siete fuori". 
Nell'opuscolo "Fermiamo Bruxelles" c'è una domanda per sapere se gli ungheresi approvano le attività di organizzazioni non governative (ONG) straniere che interferiscono nella politica interna ungherese. Poche persone dubitano che Orban abbia in mente la "Open Society" del miliardario americano George Soros di origini ungheresi.
C’è un però. Mentre Bruxelles dimostra la sua intransigenza in tema di diritti civili con riferimento alle politiche di Erdogan, quest’ultimo ha adottato la politica di ergersi come padre della Patria, e difensore dell’Islam.  Si può facilmente prevedere che vedremo lo stesso copione per le elezioni in Francia e in Germania. Il punto, però, è un altro: che ne sarà dei migranti che la Turchia custodisce nei campi profughi? Probabilmente, dovremo preparaci ad accoglierli. Stavolta, infatti, non solo scappano dalla guerra ma pure dal “nuovo tiranno”.
Ecco che Orban entra in scena e non vuole farsi trovare impreparato. Il presidente del Consiglio ungherese non è nuovo a scelte di questo tipo. Pochi ricorderanno che, nel dicembre 2015, il premier magiaro si scagliò contro l’accordo tra Angela Merkel e Erdogan. Viktor Orban fu bollato da tutta la stampa europea come un visionario. Purtroppo, però, aveva ragione. A marzo 2016 la Merkel convincerà gli altri partner dell’Unione Europea a sottoscrivere un accordo capestro con la Turchia. Erdogan poteva mandarci decine di migliaia di risorse in cambio di tre miliardi di euro annui.
Questo patto prevedeva tra le altre cose il cosiddetto sistema delle quote, ossia la redistribuzione di centosessantamila rifugiati nei ventinove paesi membri. Viktor Orban, al contrario dei suoi colleghi, si oppose fermamente. Il suo diniego, a distanza di un anno, dimostra la sua lungimiranza.
E se fosse Viktor Orban il vero argine contro Erdogan? Soros permettendo! 

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autore / Luca Lippi
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