Brexit, la dignità di May contro l'Europa che minaccia il voto britannico

04 maggio 2017 ore 12:17, Luca Lippi
La May punta il dito sull’Europa e non accetta minacce e pressioni. Dopo l’incontro gelido tra la May e il capo della della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, Teresa May è salita a Buckingham Palace per sciogliere le Camere e preparare il Regno Unito al voto anticipato. Le elezioni inglesi che si terranno l’8 giugno. La sfida è lanciata e qui si profila la figura di una ‘Lady di ferro 2.0’. 
La May ha formulato un’accusa diretta agli interlocutori europei, ha detto che gli europei non vogliono che “il Regno Unito prosperi” dopo la Brexit, e soprattutto non credono che questo governo sia in grado di gestire il negoziato: vogliamo l’accordo, ha ribadito la May, ma non a ogni costo, e senza le pressioni e le ingerenze degli europei. 
Brexit, la dignità di May contro l'Europa che minaccia il voto britannico
Quello che sta mandando su tutte le furie il primo ministro britannico è che l’Ue sta trasformando la Brexit in un monito per i futuri ‘scissionisti’. Il Regno Unito ha creato “l’illusione” che il processo di separazione da Bruxelles sarebbe stato “indolore e veloce”, ha ribadito ancora ieri Michel Barnier, il francese che guida il team europeo sulla Brexit, ma è vero il contrario. Il negoziato è lungo e complicato e con conseguenze dolorose, e sgombrare il campo dalle illusioni è la priorità dell’Europa.
La cancelliera tedesca, Angela Merkel, già la settimana scorsa aveva stabilito la strategia del “no illusioni” (degna compare di Juncker), lo stesso Juncker che è uscito frastornato e scettico dal famigerato “frosty dinner” con la May (e il suo chief of staff Selmayr, che è tedesco, ieri ha ribadito: “La Brexit non può essere un successo”). 
Ora la Ue dice che non c’è affatto la volontà di punire nessuno, tuttavia c’è un conto da saldare. È come quando due fidanzati si lasciano e si compie la becera cialtroneria di rendersi i regali. 
Il Financial Times ha fatto una stima del biglietto di uscita della gran Bretagna secondo i desiderata della Ue: 100 miliardi di euro, ben più alto del già astronomico conto da 60 miliardi ipotizzato nei colloqui europei. Barnier non ha voluto confermare le cifre, che ancora sono molto vaghe non essendoci un piano stabilito, e anzi non ha nemmeno confermato che un conto da pagare subito esista davvero, ma ormai il fastidio britannico era alle stelle. 
La May, che ha reagito ai retroscena poco rassicuranti sui suoi incontri con i leader europei rivendendosi come una negoziatrice molto dura e molto capace, ha cavalcato un filone che sui giornali inglesi sostenitori della Brexit va avanti da giorni. In ogni caso, i sondaggi la danno in grandissimo vantaggio rispetto all’opposizione, nessuno oggi si aspetta che lo scontro con l’Europa possa in qualche modo alterare un risultato scontato, oltretutto all’Europa non interessa affatto l’esito delle elezioni ma sulla promessa di prosperità con la Brexit, ecco qualche dubbio ulteriore la Ue sulle ‘menti deboli’ lo fa venire ed è esattamente quello che la May voleva evitare. Questo il motivo per cui la May accusa la Ue di entrare a gamba tesa sul voto dell’8 giugno prossimo.

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autore / Luca Lippi
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