Migranti bloccati, allarme Unicef: “24mila bambini tra Grecia e Balcani"

05 maggio 2017 ore 11:14, Luca Lippi
Il numero di rifugiati e migranti bloccati fra Grecia, Bulgaria e Ungheria continua ad aumentare, e per un terzo si tratta di bambini. A pagare il prezzo più caro sono le madri sole e i minori non accompagnati, costretti ad aspettare un ricongiungimento familiare per mesi. Solo nell’ultimo anno a rimanere bloccati sono il 60% in più. I numeri sono impietosi, alla fine di aprile erano 80 mila persone, solo a marzo dello scorso anni il numero era 47.000.
La denuncia arriva dritta come una stilettata direttamente dall’Unicef che lancia l’allarme soprattutto sul trauma che subiscono i bambini separati dalle loro famiglie: la maggior parte di queste persone non sa se e quando riuscirà a proseguire il loro viaggio per arrivare nei Paesi di destinazione e riunirsi ai parenti. “Gli Stati Membri dell’Unione devono considerare prioritario alleggerire i nodi procedurali in modo che le famiglie possano riunirsi prima possibile” ha detto Afshan Khan, direttore regionale e coordinatore speciale per la Crisi rifugiati e migranti in Europa dell’Unicef: “Tenere le famiglie insieme è il modo migliore per assicurare che i bambini siano protetti”.
Migranti bloccati, allarme Unicef: “24mila bambini tra Grecia e Balcani'
Il processo di riunificazione richiede tra i 10 mesi e i 2 anni di tempo. Nonostante abbiano diritto a riunirsi alle famiglie nei paesi di destinazione in Europa Occidentale, come Germania o Svezia, la maggior parte dei richiedenti asilo bloccati non sa se o quando sarà consentito loro proseguire il viaggio.
Gli uomini adulti sono i primi a intraprendere il viaggio verso l’Europa, mentre il resto della famiglia li segue dopo, quindi la situazione è particolarmente delicata per le madri sole e i 24.000 bambini che rimangono fra la penisola ellenica e i Balcani. Con la chiusura dei confini nel 2016 e l’implementazione della Dichiarazione Ue-Turchia, gli altri membri delle famiglie vengono trattenuti nei Paesi di transito, dove devono presentare richiesta per la riunificazione familiare. 
Per la maggior parte, queste richieste arrivano proprio dai bambini: nel 2016 alla Grecia ne sono state presentate 700 presentate da minori soli e non accompagnati. I tempi del procedimento possono essere molto lunghi, visto che sono coinvolti almeno due Stati membri dell’Unione. 
Nel 2016, di circa 5.000 richieste di riunificazione familiare, solo 1.107 hanno avuto esito positivo, permettendo ai richiedenti asilo di raggiungere il loro Paese di destinazione entro la fine dell’anno.
L’Unicef e i suoi partner in Grecia stanno monitorando lo stato di salute mentale e di depressione generale tra le madri sole e i bambini in attesa di ricongiungimento familiare e stanno fornendo sostegno psicosociale. “Molte madri sole si sentono bloccate e sembra abbiano perso la motivazione”, ha dichiarato Sofia Tzelepi un avvocato che collabora con il partner Unicef Solidarity Now. “Il loro stato emotivo ha conseguenze anche sui bambini”.
Ha dichiarato Khan. “Dato che il numero di tutte le persone bloccate continua a crescere, gli Stati Membri devono considerare prioritario alleggerire i nodi procedurali in modo che le famiglie possano riunirsi prima possibile”.

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autore / Luca Lippi
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