Parigi, scontro a fuoco a Notre Dame tra "soldato del califfato" e polizia

07 giugno 2017 ore 7:31, Eleonora Baldo

A poco più di un mese e mezzo dal terribile attentato sugli Champs Elysées, in cui rimase a terra il corpo del poliziotto Xavier Jugeleé, ferito dai colpi di kalashnikov dello jihadista Karim Cheurfi, Parigi è nuovamente messa sotto scacco dal terrorismo islamico.

A colpire, questa volta, poco dopo le 16 della giornata di ieri, Farid Ikken, giornalista di origine algerina, in Francia dal 2014 per motivi di studio. Il “soldato del califfato”, così si è definito egli stesso qualche ora dopo in ospedale, dopo essere stato neutralizzato dagli agenti della Gendarmeria, nel pomeriggio di ieri, armato di martello e coltelli da cucina, al grido di "Lo faccio per la Siria" come riportano alcuni testimoni, si sarebbe scagliato contro un poliziotto di stanza ai piedi della famosissima Cattedrale di Notre Dame, luogo dal forte valore simbolico, data la rilevanza sia religiosa che turistica: ogni anno si recano in visita alla Cattedrale 13 milioni di turisti, con picchi di 50 mila al giorno nei periodi di maggiore afflusso.

Numerose, quindi, le persone che al momento dell’aggressione, si trovavano nella  struttura e che a titolo precauzionale  sono rimaste bloccate per circa un’ora al suo interno, mani in alto, per verificare che tra i turisti non vi fossero complici del ricercatore algerino, in relazione al cui gesto, al momento, l’Isis non ha effettuato alcuna rivendicazione anche se, secondo indiscrezioni, da qualche giorno presso i canali di comunicazione filo-jihadisti circolava una lettera, scritta in lingua francese, che esortava a mettere sotto pressione il governo francese per indurlo a una politica più mite nei confronti degli stati islamici.

Parigi, scontro a fuoco a Notre Dame tra 'soldato del califfato' e polizia

Farid Ikken si trovava in Francia dal 2014 per svolgere un dottorato di ricerca in Giornalismo presso l’Università della Lorena, come ha confermato il Rettore Pierre Mutzenhard a Radio France Bleu “Sì, dal 2014 è un dottorando in Giornalismo, con una tesi sui media, in particolare quelli del Nord Africa. Non niente di sospetto, lavorava intorno ai temi del giornalismo, su argomenti molto aperti, non ha mai mostrato segni di radicalizzazione”.  Sposato con una svedese, l’attentatore risulterebbe sconosciuto sia ai servizi segreti che alle forze di polizia, che successivamente ai fatti di ieri avrebbero quindi aperto un fascicolo di indagine a suo carico.

Poco dopo l’aggressione, il Ministro degli Interni francese, Gerrard Colomb ha rilasciato una dichiarazione stampa confermando che “l’uomo è uno studente 40enne, munito di permesso di cui stiamo verificando l’autenticità” e rassicurando la Francia sulle condizioni di salute del poliziotto aggredito, che avrebbe fortunatamente riportato solo una lieve ferita al collo: “Ha riportato una lieve ferita al collo ma sta bene”, ha infatti confermato il Ministro.

Non si ferma l’onda del terrore: dopo il sangue sparso sugli Champs Elysées, il brutale attacco avvenuto a Manchester durante il concerto della cantante americana Ariana Grande, in cui hanno perso la vita anche bambini e a 3 giorni dall’attentato di Londra, Parigi sembra – poiché al momento non vi sono state ancora rivendicazioni ufficiali da parte dell’Isis in relazione ai fatti di ieri – essere nuovamente tornata nel mirino del terrorismo di matrice islamica. Capire come fermare questa spirale involutiva di sangue e violenza sarà il grande quesito a cui gli Stati europei dovranno rispondere nei prossimi anni, per garantire la sicurezza dei propri cittadini.

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