Londra, arrestato un secondo terrorista 30enne e May 'cancella' diritti umani

07 giugno 2017 ore 12:33, Luca Lippi
La polizia londinese ha arrestato un uomo di 30 anni a Ilford nell'ambito delle indagini sull'attacco terroristico di sabato sera nella capitale britannica. L'arresto, scrive il quotidiano britannico The Guardian che cita Scotland Yard, è avvenuto dopo una perquisizione di un'abitazione nel quartiere dell'est di Londra dove vivevano almeno due dei terroristi del London Bridge. L'uomo è sospettato tra l'altro di istigazione al terrorismo.
l'arresto di Londra segue quello  da parte della polizia irlandese di un altro uomo sulla trentina sempre nell'ambito delle indagini sull'attacco al London Bridge. L'arresto, ha reso noto la polizia, è avvenuto nella contea di Wexford, a sud di Dublino. L'uomo è sospettato di furto e frode ed è stato interrogato in relazione a documenti legati a Rachid Redouane, uno dei tre aggressori dell'attentato di sabato sera. Redouane, 30 anni, di origini marocchine e libiche, avrebbe vissuto per un periodo in Irlanda.
Non si placano, invece, le polemiche su uno dei tre esecutori materiali dell’operazione terroristica di sabato scorso a Londra, Youssef Zaghba, l'italo-marocchino fu inspiegabilmente lasciato passare al controllo passaporti dell'aeroporto londinese di Stansted malgrado fosse indicato nel sistema di Schengen come un potenziale sospetto sulla base delle segnalazioni delle autorità italiane risalenti al marzo 2016. Lo afferma Danny Shaw, home affairs correspondent della Bbc, citando fonti ufficiose. L'episodio sarebbe avvenuto "a gennaio", precisa Shaw.
Londra, arrestato un secondo terrorista 30enne e May 'cancella' diritti umani
Intanto la May si dichiara pronta ad accantonare i diritti umani a favore della lotta del terrorismo. Domani si vota in gran Bretagna e non si nasconde il Premier uscente sicura di poter riconquistare Downing Street 10 più forte e con maggiori leve per trattare faccia a faccia la Brexit. La My è pronta a fare piazza pulita di certe leggi sulla tutela dei "diritti umani", se necessario, pur di imporre un giro di vite dopo le recenti falle. Parlando di sicurezza durante un comizio a Slough, alla luce del recente attacco terroristico di Londra e di quelli dei mesi scorsi in Gran Bretagna, la premier conservatrice non ha indicato proposte di legge concrete, riferisce la Bbc, ma ha evocato fin da subito, se resterà a Downing Street, "pene detentive più lunghe per coloro che siano condannati per reati di terrorismo; deportazioni più facili per rimpatriare sospetti terroristi stranieri nei loro Paesi; più restrizioni sulla libertà e i movimenti dei sospetti terroristi" anche laddove "non ci siano abbastanza prove per perseguirli in tribunale". E infine ha detto che persino "le nostre leggi sui diritti umani saranno cambiate se ci ostacolano dal fare queste cose".
Dopo le elezioni di domani, convocate anticipatamente dalla premier Theresa May per avere un mandato popolare ampio in vista dei negoziati con l’Ue (giunte in un Paese insanguinato da una terribile serie di attentati), il governo britannico e l’Ue incroceranno le spade politiche e diplomatiche per definire i precisi contorni del “divorzio”. Una scelta che, secondo il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, “gli inglesi un giorno rimpiangeranno”.
Quattro sono i principali nodi da affrontare, tra questi i diritti dei rispettivi cittadini (3 milioni quelli Ue che vivono nel Regno Unito, quasi un milione gli inglesi che abitano e lavorano nel continente); la futura presenza o meno del Regno Unito nel mercato unico (per farne parte Londra dovrà accettarne in toto le regole, ossia le cosiddette “quattro libertà”); gli impegni finanziari (il Regno Unito dovrebbe versare al bilancio comunitario una cifra non ancora definita, compresa tra 60 e 100 miliardi di euro, per impegni già assunti fino al 2020); non da ultima, occorre un soluzione pacifica delle relazioni tra le due Irlanda, del Nord e del Sud, senza ripristinare confini, dogane e laceranti divisioni.
La May si gioca subito la carta di uno di questi diritti, quelli umani, per l’Ue condizione necessaria e sufficiente per modulare un abbandono ‘sicuro’ e che garantisca integrazione pace e prosperità per l’intero continente Europeo. Dobbiamo aspettare domani per capire se la strategia della May è adeguata a rastrellare consensi, al momento, la democrazia più antica d’Europa ha deciso di dichiarare guerra al terrorismo costi quel che costi.

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autore / Luca Lippi
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