Schiaffi alla Brexit: diritto di veto da Camera dei Lord? Insignificante

08 marzo 2017 ore 12:03, Luca Lippi
Londra:  passata a larga maggioranza, 366 a 268, la mozione che prevede per entrambe le Camere, il diritto di veto sui termini dell'accordo raggiunto (Brexit) e se necessario costringendo il proprio governo a tornare al tavolo della trattativa per ottenerne uno migliore.
In sostanza, fra due anni si concluderà il negoziato sulla Brexit fra Londra e Bruxelles, e l’esecutivo dovrà soggiacere al via libera di tutte e due le Camere del Parlamento di sua Maestà.
La May non ha mai negato un voto al Parlamento, ma i termini non erano sulle condizioni pattuite con Bruxelles, ma un voto "prendere o lasciare", un voto più di facciata che di sostanza: sì all'accordo raggiunto, o uscita dall'Unione Europea senza alcun accordo. 
L’orgoglio dei Lord è emerso di fronte a questo ‘out-out’ e la soluzione reclamata e approvata stabilisce un voto "significativo", con il potere di esaminare la sostanza dell'intesa e di chiedere che sia modificata se appare dannosa per gli interessi nazionali. 
Afferma lady Ludford, leader dei liberaldemocratici alla Camera dei Lord: "Se il presidente americano ha bisogno dell'approvazione del parlamento per firmare un trattato, non c'è niente di male a imporla anche al premier britannico". 
Nel frattempo, fuori dall'Aula, l'ex-leader dei lib-dem alla camera dei Comuni, Nick Clegg, esorta i suoi colleghi deputati a votare come hanno fatto i lord.

Schiaffi alla Brexit: diritto di veto da Camera dei Lord? Insignificante

L’osservazione ineccepibile del conservatore, lord Howell, minaccia: Se i deputati voteranno come i lord, sarebbe l'equivalente di una sfiducia nei confronti del primo ministro e ci saranno elezioni anticipate". Tradotto, voi perderete il posto, andrete a casa e la premier si ricorderà di quali membri del suo partito le hanno votato contro, facendo in modo che non vengano rieletti. Tutto il mondo è paese!

SECONDO SCHIAFFO ALLA BREXIT
Il primo ceffone alla volontà popolare e poi anche alla May è stato dato  approvando un emendamento che dà un diritto incondizionato ai 3 milioni di europei residenti in Gran Bretagna (tra cui oltre mezzo milione di italiani) di restarci anche dopo la Brexit. 
Il secndo è, appunto, un diritto di veto sulla Brexit al termine del negoziato. 
In concreto, ora i Comuni hanno l'ultima parola e potrebbero bocciare entrambe le decisioni. 

CHE SIGNIFICA L’OPPOSIZIONE DEI LORD ALLA BREXIT
Nulla si particolare, solo un moto di stizza. Chi ha voluto la Brexit da tempo grida allo scandalo della Camera dei Lord. Prendono 300 sterline al giorno per mettersi di traverso alla volontà popolare, accorrono in aula per farlo quando solitamente passano di lì giusto il tempo di farsi vedere, prendere lo stipendio e tornare alle loro faccende. Non sono eletti, non sono rappresentativi dell'equilibrio dei partiti e dei consensi elettorali. Le pressioni che già erano state esercitate sui giudici che hanno richiesto l'intervento parlamentare nella procedura della Brexit ora vengono esercitate sui Lord, gli effetti sono grotteschi.

LA POSIZIONE DELLA MAY
Theresa May vuole gestire con la massima autonomia. Vuole decidere lei, ogni intoppo rallenta l'inizio di un negoziato che sarà complicato, perché l'Europa alterna toni di apertura a un istinto punitivo nei confronti degli inglesi. 
Di sicuro il Primo Ministro non teme una crisi di governo, se si tornasse alle urne la May gode di 18 punti di vantaggio. Insomma, la conclusione è che tutta questa faccenda sia propedeutica all’attesa di un evento infausto per poter dire che Brexit è stato un errore, fino ad ora non c’è traccia però. 

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autore / Luca Lippi
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