Cimmino (Sc): «Sabato alla convention parte la nuova Scelta civica. Partito unico con Casini? No, è il vecchio modo di fare politica»

11 luglio 2013 ore 17:04, Francesca Siciliano
Cimmino (Sc): «Sabato alla convention parte la nuova Scelta civica. Partito unico con Casini? No, è il vecchio modo di fare politica»
«Ecco le mie ricette per l'Italia: agiamo sul cuneo fiscale. Più lavoro e più politiche per la famiglia». «Noi siamo la forza critica del governo».
Luciano Cimmino, deputato di Scelta civica, in tutto e per tutto un esponente della società civile, è al suo primo mandato in Parlamento. È un un imprenditore – titolare del marchio Yamamay –  che intervistato da IntelligoNews ha sciorinato i punti salienti delle sue idee (soprattutto in ambito economico) e che Scelta Civica deve perseguire. Senza “contaminarsi” (anche se il termine è troppo forte, sostiene lui stesso) con chi ha sempre fatto politica, con chi la fa da anni e che ora vuole solo riproporsi in chiave rinnovata grazie a Monti. A chi fa riferimento Cimmino? Luciano Cimmino partiamo subito da Scelta civica: cosa si aspetta dalla convention in programma sabato? «Mi auguro sia una manifestazione in grado di darci forza e identità. Per ritrovare l'unione di intenti e cercare di fondere le nostre varie anime. Auspico che questa sia l'occasione buona per farlo ed esprimere con forza chi siamo e dove vogliamo andare». Dopo una prima fase in cui il contratto di coalizione ha avuto la meglio, ora si aprirà una fase-due per il partito? «Se fa riferimento al rapporto un po' tormentato con l'Udc, posso dirle che effettivamente sì: condiziona tutto il nostro operato e la credibilità che ci vogliamo dare. Io provengo dalla società civile e mi sono impegnato in politica per un partito che proponesse riforme innovative per il Paese». E l'unione con l'Udc metterebbe a rischio questi propositi? «Gli esponenti dell'Udc hanno molta più esperienza politica di noi, ma io non voglio identificarmi con il vecchio modo di fare politica. Mi risulta difficile, pertanto, immaginare il “partito unico”, legato a quel vecchio mondo». Questa fase un po' particolare come la interpreta: rottura definitiva tra Monti e Casini o preludio di un possibile nuovo inizio? «Capisco Monti che oltre ad essere un leader carismatico è anche una uomo d'onore: è probabile che abbia stretto un accordo con l'Udc, a suo tempo, per fare il partito unico». Quindi? «Quindi io, da neofita della politica, dico che il partito unico non credo si debba fare». Perciò ognuno per la sua strada? «Ci troviamo in un limbo; dobbiamo decidere la strada da intraprendere. Sono mesi che pongo questa domanda, lo dissi alla prima riunione tra gli eletti: “Quale sarà il nostro rapporto con l'Udc?” chiesi. Nessuna risposta». Casini cosa vorrebbe secondo lei? «Non saprei. Ho avuto talmente pochi contatti con lui...». Non si è fatto un'idea? «È un esperto della politica con una propria idea in mente». Il partito unico? «Probabilmente sì: il partito unico potrebbe dargli una forza maggiore rispetto a quella che ha adesso. Ma ripeto: questa è una mia idea, è personale. Anche se ci tengo a sottolineare che non sono entrato in politica, in Scelta Civica per l'appunto, per fare il partito unico con l'Udc». Ha paura di “contaminarsi”? (ride) «...forse il termine contaminazione è un po' forte. Credo che ognuno debba rappresentare il partito che ha alle spalle. Noi dobbiamo portare avanti le nostre idee, quelle che abbiamo esposto in campagna elettorale, e non credo abbia un senso riproporre il passato. Il nostro percorso è iniziato circa un anno fa, con Monti al governo, che è stato criticatissimo per tutta la durata del suo mandato. Però adesso si vede che tutte le sue proposte avevano una logica. L'Italia era in una situazione disastrata e se le cose ora stanno cambiando è grazie a lui, che suo malgrado ha approvato dei provvedimenti un po' duri (e prontamente strumentalizzati)». Secondo lei il governo sta portando avanti la linea di Monti? «Stimo moltissimo Enrico Letta: è una persona preparata e attenta. Anche lui sta incontrando delle difficoltà, ma credo si ispiri molto all'operato di Monti. Ma non avendo alle spalle un  governo tecnico, bensì politico, deve dare conto anche agli altri partners che compongono l'esecutivo». Parliamo proprio dei partner del governo, Pdl in testa. Cosa accadrà se il prossimo 30 luglio Berlusconi venisse condannato? «Mi sembra davvero difficile fare una previsione in questo momento. Dovremmo capire fin dove Berlusconi ha intenzione di spingersi e se manterrà fino in fondo la sua posizione: quella di operare per l'esclusivo bene del Paese. Se però la politica deve dar conto alla magistratura (e viceversa), la questione si complicherebbe». La mozione votata ieri dall'Aula (per interrompere i lavori solo per 24 ore) era una proposta di Scelta civica. Possiamo considerarla una vittoria? «La mozione della cosiddetta “pausa di riflessione” è già stata concessa altre volte e in diverse occasioni». Voi in questa fase che ruolo vi state ritagliando? «Da un lato Scelta civica deve essere propositiva e rappresentare lo spirito critico del governo. Dall'altro lato dovremmo, al momento opportuno, far sì che le cose non si spacchino fino in fondo. Siamo in una fase molto delicata: non possiamo permettere né che cada il governo né di tornare al voto. Qualsiasi pausa nell'amministrazione del Paese potrebbe essere fatale: siamo sulla via della ripresa, ma la possibilità di una ricaduta è dietro l'angolo. Tra l'altro, le posso raccontare un episodio emblematico?». Prego. «Pochi giorni fa ho partecipato a un incontro con i miei vecchi compagni di scuola del liceo. Il leitmotiv di tutta la serata è stato quello della preoccupazione di ognuno per i propri figli: tutti senza lavoro». È un problema abbastanza diffuso in tutto il Paese. «È vero e io l'ho percepito, l'ho toccato con mano. È un dramma soprattutto per tutti quelli che hanno investito sulla cultura. Le pongo il caso del figlio del mio compagno di banco che ha studiato violoncello perché molto appassionato di musica: a parte qualche piccolo concerto non ha avuto fortuna». Quindi dà ragione a chi sostiene che con la cultura non si mangia? «No, perché la cultura deve essere rimessa al centro degli interessi del Paese essendo un motore importantissimo dal momento che potrebbe gettare le base per il turismo. E poi siamo in Italia, abbiamo un patrimonio artistico e culturale senza eguali. Perché mortificarlo?». Qual è, da imprenditore, la sua ricetta per uscire da questa situazione di stallo del Paese? «Rimettere in moto i consumi». In che modo? «Con un'azione sul cuneo fiscale. Aumentare le buste paga per far sì che le famiglie possano riprendere a spendere. L'industria, di conseguenza, avrebbe più domanda e  aumenterebbe anche il lavoro». E dove si trovano i soldi per aumentare le buste paga? «Dai sacrifici che ognuno di noi dovrebbe essere pronto a fare. Personalmente sarei anche per un Comitato di salute pubblica, che magari proponga anche una sorta di patrimoniale. Tra l'altro, proprio in questo momento, ci troviamo di fronte ad una grande opportunità: sta per aprirsi un mercato comune di libero scambio tra Usa e Ue. E noi dovremmo prepararci per tempo ad affrontare tutto questo». In che modo? «Parlando con gli imprenditori, aiutandoli a capire che ci sono moltissime opportunità in questo settore e incentivandoli. Questa è una sfida da raccogliere visto che sarebbe in grado di implementare il nostro Pil di qualche punto. Non dobbiamo stare e fermi e aspettare che l'accordo venga firmato per poi agire: in quel caso gli americani invaderebbero il nostro mercato con i loro prodotti. E per noi sarebbe un guaio». In generale: si sta muovendo qualcosa? Siamo sulla via giusta per la ripresa? «Sì, qualcosina inizia a muoversi anche in termini di crescita. La strada è quella giusta, ma l'abbiamo intrapresa a piccoli passi. Dobbiamo avere il coraggio di accelerare nel solo interesse del Paese. Posso farle un esempio?». Faccia pure. «Nella Commissione Affari produttivi stiamo esaminando il problema dell'Ilva, che è mostruoso. Ma è in discussione anche la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali. Questa fu una proposta del governo Monti,  è stata approvata dalla Comunità europea e dichiarata legittima dalla Corte Costituzionale. Ma adesso è tornata in commissione. Non è una banalità, anzi. Ma, da imprenditore, credo che i problemi oggettivi che riguardano il settore del commercio siano altri: perché continuiamo ad occuparci prioritariamente di questo?». Perché? (ride) «...probabilmente sono io a non capire. Magari far politica vuol dire proprio questo. E io, essendo un imprenditore (ed essendo un “novellino” nelle istituzioni), preferirei ci si occupasse di cose concrete. Chissà, probabilmente la colpa è mia, sono io a non capire il corso della politica...».  
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