Pipì in pubblico e workshop sull'eiaculazione femminile: arrivano le "Cagne sciolte"

16 aprile 2014 ore 14:10, Adriano Scianca
Pipì in pubblico e workshop sull'eiaculazione femminile: arrivano le 'Cagne sciolte'
“Cagne Sciolte”. Non parliamo di animalismo ma di femminismo e l'insulto, insito nell'espressione, è stato autoinflitto, dato che proprio questo è il nome del collettivo che qualche giorno fa ha messo in scena una discutibile performance, in stile Pussy Riot, in difesa della legge 194: diverse attiviste del movimento, infatti, si sono accovacciate per urinare davanti al ministero della Salute. La rivendicazione, reperibile su internet, è tutto un programma: “Pisciamo sui vostri palazzi perché rifiutiamo la violenza delle vostre politiche. Pisciamo sui vostri cattomoralismi che pervadono la politica e contro cui quotidianamente ci ritroviamo a lottare […]. Pisciamo sulle vostre coscienze perché vogliamo l’aborto libero e gratuito […]. Pisciamo sull’ingerenza di stato e chiesa nelle scelte di vita e sessuali di gay, lesbiche, trans, intersex e favolosità varie. Pretendiamo la depatologizzazione della condizione trans e la riduzione delle liste di attesa e dei costi della perizia dei diversi servizi per la re-attribuzione del sesso”. E così via... Ma non si tratta della prima attività della “Cagne Sciolte”. Lo scorso weekend, per esempio, è stato denso di appuntamenti. Venerdì e sabato è stato presentato il libro “Pornoterrorismo”, di Diana J. Torres, con a seguire performance dal vivo. Domenica, invece, c'è stato un “workshop sull'eiaculazione femminile”. Teorico, si specifica. A seguire cena vegan alla trattoria “La Puttanesca”. Qualche settimana fa, invece, il collettivo ha affisso uno striscione in favore della Palestina, firmato “Queer contro il colonialismo” (“queer” è un termine inglese che significa “eccentrico”, “insolito”, ma che nel tempo è andato a indicare tutte le “eccentricità” rispetto al modello eterosessuale). L'azione esprimeva solidarietà alle “comunità queer palestinesi che ogni giorno resistono contro l’occupazione”. I palestinesi etero, molti dei quali culturalmente anche poco inclini alla tolleranza sull'argomento, possono pure crepare, par di capire. E ancora, non mancano i “corsi di lingue per donne” (perché l'importante è essere contro le discriminazioni...) per finire con la “passeggiata collettiva nel quartiere”. Insomma, siamo in pieno linguaggio ideologico da anni '70. Lo stile, invece, è tutto tratto dagli standard più bassi dell'epoca presente...
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