Gitti (Sc): “Nel governo Letta c’è molto di Monti. Giù le mani da Saccomanni, stop ai diktat su Imu e Iva. Lavoro e imprese le priorità”

09 luglio 2013 ore 16:24, Lucia Bigozzi
Gitti (Sc): “Nel governo Letta c’è molto di Monti. Giù le mani da Saccomanni, stop ai diktat su Imu e Iva. Lavoro e imprese le priorità”
Il pragmatismo e le battaglie del Prof a Palazzo Chigi: c’è “molto di Monti nel governo Letta”. Scelta Civica, forza riformatrice, è scudo dell’esecutivo contro gli attacchi scomposti di un Pdl che “ha problemi al suo interno” e gioca la partita in modo "strumentale". Gregorio Gitti, deputato montiano, a Intelligonews delinea il tratto sui dossier prioritari di un movimento nato attorno all’Agenda Monti che da sabato diventa partito. Con identità e visione politica.
Onorevole Gitti, una settimana fa Monti ha chiesto e ottenuto da Letta un vertice di maggioranza per dire al premier di non farsi imbrigliare dai diktat dei due principali partiti e a Pdl e Pd di non ostacolare il percorso delle riforme. Ieri però alcuni autorevoli esponenti Pdl hanno chiesto la testa di Monti. Che succede? «Non vorrei essere troppo lapidario nel derubricare questi attacchi come posizioni espresse a titolo personale. Nel merito, affermo con nettezza che il ministro Saccomanni è per il paese, per il governo ma anche per Scelta Civica una delle più importanti garanzie della serietà del lavoro di questo esecutivo. Bene ha fatto Letta a difenderlo a spada tratta. Le critiche sono infondate e pretestuose e sollevano solo una loro natura strumentale. E’ un problema all’interno del Pdl rispetto al quale il governo deve essere messo al riparo: era proprio questa la preoccupazione di Monti e di Scelta Civica, subito raccolta dal premier Letta». Dl lavoro: cosa c’è di buono e di cattivo? «Il ‘decreto del fare’ ha molte ricadute. In questa fase, siamo al lavoro su alcuni disposizioni che investono sia il processo civile, la mediazione obbligatoria, sia la disciplina dei concordati di impresa, ovvero alcuni versanti importanti per le imprese e tra queste disposizioni, anche tutta la parte sul lavoro. Su questo, Scelta Civica ha sottolineato una evidenza che oltre al tratto caratterizzante del programma di governo, sarà al centro della nostra convention di sabato prossimo». In concreto cosa proponete? Fuori gli esempi. «Scelta Civica ha idea di semplificare in un testo unico sul lavoro alcuni capisaldi della disciplina del rapporto di lavoro, ma soprattutto sul tema della fiscalità legata al lavoro si cui stanno lavorando il ministro Giovannini e il sottosegretario Dell’Aringa. Si tratta di scelte del governo, non ne possiamo più di parlare di Imu e Iva come il Pdl sta costringendo l’esecutivo a fare da troppo tempo. Dobbiamo liberare la spesa produttiva e smettere di occuparci di quella improduttiva legata a rendite di posizione». Nella convention di sabato, da movimento nato attorno all’Agenda Monti Scelta Civica diventa partito. Come? «A partire dall’aggiornamento dell’Agenda Monti il movimento si darà una profondità politica. Siamo già partiti con l’organizzazione sul territorio, ora stiamo lavorando alla prospettiva politica, l’identità politica di Scelta Civica. E’ un terreno di lavoro del tutto promettente, a fronte della frantumazione e delle difficoltà dei partiti maggiori di darsi una strategia e una omogeneità di visione politica». Beh, qualche problemino ce lo avete anche voi, vedi il capitolo Udc-Casini. «Dal nostro punto di vista, il problema non è di rapporti, il lavoro parlamentare all’interno dei gruppi è assolutamente omogeneo e produttivo. Non vedo, peraltro, nemmeno problemi di tipo organizzativo sul territorio: stiamo costruendo una rete di militanza e di amministratori che si trovano già su posizioni comuni. Non vorrei enfatizzare le cose, ma credo sia più un problema di notabilato, che di tipo politico». Tabacci dice che il Centro Democratico guarda con interesse a Sc, a maggior ragione dopo le frizioni con Casini. Può essere un nuovo approdo? «Sono rispettoso e attento alle proposte politiche, quindi alle convergenze di chiunque guardi con attenzione e rispetto al nostro lavoro politico. Mi fa piacere registrare l’attenzione da parte di Tabacci e credo che Sc sia e debba essere un soggetto politico che, seppure nella sua breve esperienza, ha già dimostrato di essere inclusivo e aperto ai contributi più diversi». C'è poi la sfida elettorale nel 2014. «È chiaro che Scelta Civica ha davanti a sé una sfida elettorale non solo per le europee anche per le amministrative del 2014, con due terzi dei comuni italiani al voro. Scelta Civica proporrà in modo sistematico a tutte le forze accordi politici di governo privilegiando la scelta su programmi e candidati in grado di realizzarli, che puntino alla qualità, alla conoscenza della finanza locale e alla capacità di gestione delle amministrazioni locali. Dobbiamo creare una classe dirigente di amministratori preparata e capace. L’altro filone che ci interessa fortemente è l’abrogazione delle province, la riorganizzazione delle aree metropolitane e l’accorpamento dei comuni…». A proposito, Monti aveva iniziato con il riordino delle province. Lei ritiene che adesso ci siano le condizioni per fare ciò che in tutti questi anni è stato annunciato e mai fatto? «Monti ha aperto la strada ed è stato un atto coraggioso. Non è riuscita la convergenza della maggioranza politica su uno strumento che poi la Corte costituzionale ha considerato sbagliato. Per arrivare all’abrogazione delle province serve una legge costituzionale e non era possibile farla nei tempi contingentati del governo Monti anche se il premier ha proceduto con un decreto legge. Il punto vero è che Monti ha segnato il cambio di passo della cultura politica del paese: adesso il concetto è passato nell’opinione pubblica e negli enti intermedi. E’ grazie a lui che oggi c’è un governo che ha la forza e il coraggio di dire abroghiamo le province senza attendere il lavoro del Comitato dei 40». Quanto c’è di Monti nel governo letta? «Direi moltissimo, anche perché ci sono alcuni personaggi-chiave». Quali? «Enzo Moavero Milanesi è il costruttore della presenza italiana in Europa. Adesso lavoreremo insieme nell’iter parlamentare per la relazione della partecipazione dell’Italia al Consiglio europeo, che oltretutto discende da una legge del governo Monti e cioè la necessità che l’Italia e il parlamento elaborino un programma che in giochi d’anticipo rispetto alle questioni sul tavolo europeo. E’ un concetto banale nell’impresa per cui so che ho un appuntamento e mi preparo prima; non è così purtroppo in politica. Nel governo Letta c’è moltissimo di Monti anche per il pragmatismo di ministri quali Saccomanni e la Cancellieri. E Letta essendo un politico di razza associa un sano pragmatismo alla capacità realizzativa. Lo ha dimostrato nello scorso Consiglio europeo chiudendo un ottimo accordo sul sistema di vigilanza bancaria. Ecco quella determinazione mi ha ricordato molto la determinazione del governo Monti».
autore / Lucia Bigozzi
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