Eutanasia, parla magistrato di Cassazione: "Il biotestamento è un inganno"

01 marzo 2017 ore 16:24, Adriano Scianca
Il testamento biologico? "Un inganno". Parola di Giacomo Rocchi, magistrato consigliere di Corte di Cassazione, membro dell'associazione Giuristi per la Vita e del Centro studi Livatino. A IntelligoNews spiega: "Il vero obbiettivo che perseguono è un altro".

Eutanasia, parla magistrato di Cassazione: 'Il biotestamento è un inganno'

Cosa pensa della richiesta, giunta da più parti, affinché in Italia si introduca il testamento biologico?

«Il progetto di legge attualmente in discussione, se confrontato con la tragedia del suicidio assistito di Fabiano Antoniani, ci fa riflettere su qual è il vero obiettivo di coloro che spingono per il testamento biologico. In realtà in tutto il mondo la tendenza va verso l'eutanasia non consensuale. In questo frangente le persone inutili, quelle che non producono, i disabili, le persone in stato di incoscienza, i neonati prematuri che rischiano di rimanere disabili, sono considerati costosi per la famiglia e la società, scandalose perché dimostrano che spesso si può essere felici anche da disabili. Il pensiero corrente ritiene che debbano essere uccise».

Dj Fabo aveva però espresso chiaramente la sua volontà.

«Non nego che lui volesse morire. Dico che forse se hai intorno chi ti dice che è meglio che tu muoia e che questo sarebbe un bene per il Paese, alla fine ti convinci che è giusto morire. Non si sta tutelando la libertà delle persone, l'obbiettivo è un altro».

Quale?

«Il progetto di legge pone come principio generale l'autodeterminazione del paziente ma nasconde un suo nucleo che è esattamente il contrario. L'articolo 2 prevede le disposizioni in caso di minori o incapaci. E pone un principio molto semplice: qualsiasi rifiuto di terapie per minori o incapaci è espresso da tutori, genitori o amministratori di sostegno. Queste persone possono essere fatte morire per decisione di altre persone. E sono coloro che la società vuole eliminare».

E per quanto riguarda le dichiarazioni anticipate di trattamento da parte di soggetti pienamente consapevoli?

«Sono un inganno. Chiediamoci: quale garanzie abbiamo della libertà morale di queste persone? Una persona anziana abbandonata in un casa di riposo non sentirà l'obbligo morale di rifiutare tali terapie, sentendosi un peso? Questo progetto fa apparire uno scenario che prima non c'era, in cui la persona abbandonata possa pensare: “Forse è meglio se io muoia”: meglio non per lui, ma per la società. Poi c'è un secondo inganno». 

Quale?

«L'esperienza di tutto il mondo ci dice che le persone che firmano non capiscono le condizioni in cui potrebbero trovarsi tra qualche anno. Secondo: i famosi fiduciari non sono in grado di interpretare la volontà delle persone che li hanno nominati, perché adottano propri parametri. Terzo: le persone che hanno firmato sono poi considerate persone da non curare o da curare male».

Per lei l'ordinamento attuale va bene così com'è?

«Attualmente l'intero ordinamento tutela la vita delle persone, soprattutto delle persone deboli. Le norme indicano una linea precisa: tutte le vite devono essere protette, anche e soprattutto deboli, malati o disabili. Il rapporto medico-paziente si basa sul fatto che il medico non abbandonerà mai il paziente e non lo ucciderà mai. In realtà il sistema è completo e molto chiaro».

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