Milano ricorda Martini e Schuster e le loro visioni del mondo

01 settembre 2014 ore 13:13, Vanessa Dal Cero

Il fine settimana appena concluso è stato, per la comunità ecclesiale ma anche per la cittadinanza tutta, nel segno del ricordo, con la commemorazione in Duomo del cardinale Carlo Maria Martini e del Beato Card. Ildefonso Schuster.

Milano ricorda Martini e Schuster e le loro visioni del mondo

Del primo è ancora molto viva la memoria dei milanesi, la sua “ansia pastorale” – per usare le parole pronunciate dall’Arcivescovo Scola nell’omelia – “lo portava ad ascoltare tutti in modo “criticamente” aperto, anche le resistenze, le fatiche e perfino i tratti di confusione che talora ci portiamo dentro”. E quest’ansia pastorale non si è mai interrotta, nemmeno quando, concluso il suo ministero a Milano, ha trascorso a Gerusalemme gli ultimi anni della sua vita, per pregare e studiare.

Di perenne attualità le parole pronunciate da Martini nel discorso al Comune di Milano il 28 giugno 2002: “Il magnanimo ospitante non teme il diverso, perché è forte della propria identità. Il vero problema è che le nostre città, al di là delle accelerazioni indotte da fatti contingenti, non sono più sicure della propria identità e del proprio ruolo umanizzatore”. Rinasce così l’urgenza di un nuovo umanesimo, generatore di pace e di vita buona, capace di tenere in unità il molteplice a partire dalle diverse visioni del mondo che anche a Milano ormai si incrociano, in quest’epoca carica di contraddizioni ma che possiede anche l’affascinante carattere di un’avventura.

Milano ricorda Martini e Schuster e le loro visioni del mondo
Nel ministero del cardinal Schuster, a questo proposito - ha ricordato Scola - vissero “inscindibilmente uniti lo zelo pastorale per la salvezza del gregge a lui affidato e la preoccupazione per il bene della comunità civile”.

Una preoccupazione che non cerca affatto l’egemonia nella società, ma nasce dall’umile e decisa testimonianza che il Beato Ildefonso Schuster raccomandava, al termine della sua vita, con queste parole: "Voi desiderate un ricordo da me. Altro ricordo non ho da darvi che un invito alla santità. La gente pare che non si lasci più convincere dalla nostra predicazione, ma di fronte alla santità, ancora crede, ancora si inginocchia. La gente pare che viva ignara delle realtà soprannaturali, indifferente ai problemi della salvezza. Ma se un santo, vivo o morto passa, tutti accorrono al suo passaggio".

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