Non solo Olimpiadi, Milano si candida per la nuova sede Ema

10 settembre 2016 ore 12:11, Andrea Barcariol
Sfumata l'ipotesi di Roma, Milano pensa (seriamente) alle Olimpiadi del 2028. A breve termine però è pronta a lanciare ufficialmente un'altra candidatura: diventare la sede dell’Autorità europea del farmaco (l'Ema - European Medicines Agency), destinata a lasciare Londra dopo la Brexit. "Partiamo subito anche se i tempi non saranno brevi". L’annuncio è arrivato dal governatore Maroni al termine di una riunione a Palazzo Lombardia con il ministro delle Politiche Agricole Martina, il sindaco Sala, il rettore della Statale Gianluca Vago e l’imprenditrice Diana Bracco.
La trattativa per portare l’Autorità del farmaco è affidata al Governo. "L’esecutivo c’è e ci sono tutte le condizioni perché si recepisca fino in fondo la proposta che arriverà da Milano" — ha spiegato il ministro Martina.
Martedì prossimo ci sarà l'incontro con Matteo Renzi. Un confronto con il premier per verificare la disponibilità del governo, "il presidente del Consiglio si incontrerà con me, Maroni e altre istituzioni del territorio per istituire il 'Patto per Milano', che ha diversi obiettivi", ha detto il sindaco Sala. Sulla tempistica, il primo cittadino ha poi sottolineato che sarà "un processo abbastanza lungo".

Non solo Olimpiadi, Milano si candida per la nuova sede Ema
Il rettore Vago ha evidenziato che "insistere sull’Ema è più coerente con il contesto della città rispetto ad altre ipotesi ventilate" mentre il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Luca Pani ha parlato di "una grande operazione dal punto di vista culturale e scientifico, che avrebbe anche significativi ritorni economici per il nostro Paese in relazione all'indotto che determinerebbe". "E' un'ottima notizia e Milano - ha sottolineato Pani - ha tutte le carte in regola per poter ospitare l'Ema. Ora ci sono però una serie di passaggi da rispettare, successivi alla firma dell'articolo 50 da parte della Gran Bretagna per la Brexit''.
L'Ema è nata con l'obiettivo di ridurre il costo (circa 350 milioni di dollari l'anno) che le aziende farmaceutiche dovevano sostenere per le approvazioni dei farmaci separatamente dall'autorità di ciascuno Stato membro e per incidere sulle tendenze protezionistiche degli Stati che potevano ostacolare le approvazioni di farmaci potenziali concorrenti di quelli già presenti sul mercato interno.



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