Forconi, Formentin (Life Veneto): “Fuori politici e sindacalisti responsabili del disastro. Grillo e Berlusconi sono la casta”

11 dicembre 2013 ore 13:35, Lucia Bigozzi
Forconi, Formentin (Life Veneto): “Fuori politici e sindacalisti responsabili del disastro. Grillo e Berlusconi sono la casta”
“Fuori politici, sindacalisti, sindaci: sono i responsabili del disastro. Grillo e Berlusconi? Per noi sono la casta e non li accettiamo”. Nessun dialogo con la politica, solo con l’Europa “per chiedere la sovranità monetaria, cioè l’uscita dell’Italia dall’euro”.  Veneto: il 9 dicembre 2013 si vede e si sente nelle facce e nella protesta della gente che si alterna tra i presidi e i cortei. Dario Formentin è il responsabile dell’area padovana in presidio permanente e a Intelligonews spiega ragioni e obiettivi: “Siamo contro questo Stato che ci sta portando alla rovina: si devono dimettere tutti, devono andare tutti a casa”.
Formentin, cosa sta accadendo nella ‘piazza’ del Veneto? «Sono il responsabile della zona di Loreggia e Cittadella Alta, siamo organizzati in due presidi: in questo momento abbiamo fatto una camminata di protesta dal presidio fino al pese di Galliera Veneta. Ci sono oltre 500 persone, studenti del comprensorio e gente comune, imprenditori, liberi cittadini. Stiamo spiegando le ragioni della nostra protesta in mezzo all’incrocio di una strada molto trafficata: un blocco di pochi minuti poi torneremo al presidio. Si tratta di azioni che hanno anche un valore simbolico, assolutamente pacifiche». Lei fa parte della Life Veneto. Che sigla è e come è composta la galassia del Movimento 9 dicembre 2013?  «L’acronimo sta per Liberi imprenditori federalisti europei, siamo nato negli anni ’90, quest’anno abbiamo aggiunto un ramo al nostro albero, Life solidarietà della quale fanno parte liberi cittadini, anche senza partita Iva. Facciamo parte del Coordinamento dei movimenti spontanei all’interno del quale ci sono i Forconi, la Life, i Comitati riuniti agricoli del Lazio, l’associazione italiana autotrasportatori, il movimento autonomo degli autitrasportatori, azione rurale e NVPP che sta per ‘non vogliamo pagare più’. Eppoi ci sono molti altri movimenti che si sono aggiunti, tra i quali Stamina. Ma ci tengo a dire una cosa…» Quale? «Nella nostra zona hanno tentato di far venire alle nostre manifestazioni, ai nostri cortei, i sindaci del comprensorio di Cittadella ma noi non li vogliamo». Perché? «Non ci devono essere personaggi politici , compresi i rappresentanti del territorio. Due mesi fa abbiamo inviato 580 lettere ai sindaci del Veneto chiedendo le loro dimissioni come atto di protesta verso questo Stato perché i sindaci sono la mano esecutiva dello Stato italiano. Abbiamo preso spunto dal sindaco di Casale di Scodosia che si è dimesso proprio per protesta perché non voleva più tassare i cittadini e dal sindaco di Resana, Loris Mazzorato che come atto simbolico clamoroso è andato ai funerali di Priebke a dire che anche lui si sentiva un boia perché era costretto a tassare i cittadini. Se i sindaci vogliono venire a manifestare con noi, prima devono presentare le loro dimissioni firmate e poi vengono a protestare». Quali sono i motivi della vostra protesta? «Consideriamo la classe politica incompetente: non stanno facendo nulla di utile ma solo continuare a tassare la gente facendo deperire questo paese. La gente e tutti noi ci siamo stancati e abbiamo deciso di licenziarli e mandarli tutti a casa». Dopo il corteo di oggi cosa farete coi presidi? «Noi andremo avanti, fino alle dimissioni dei politici. Porteremo l’albero di Natale nei nostri presidi, la gente sta dalla nostra parte, è molto solidale, ci sostiene, ci portano da mangiare, sanno che stiamo lottando per loro e per tutti. Purtroppo, la classe politica non riesce a percepire questa sofferenza: parlano di crisi ma non stanno facendo nulla e nessuno ha mai fatto un passo indietro, magari diminuendosi lo stipendio. La nostra è una rivoluzione con le mani in tasca, come ha detto il leader dei Forconi, Mariano Ferro». C’è il rischio di strumentalizzazioni politiche? «Il rischio c’è ma noi non parliamo coi politici. Ci hanno ignorato nelle settimane precedenti alle manifestazioni e oggi ne parlano tutti i giornali». Grillo sostiene la protesta e Berlusconi incontrerà una delegazione di manifestanti. Come valuta questa disponibilità, la considerate autentica o strumentale? «Per noi Grillo e Berlusconi sono la stessa cosa perché rappresentano la casta politica e non ci interessano. I politici devono andare tutti a casa». E poi che succede? «Un passo alla volta». Né politici, né sindaci: ci sarà pure qualcuno col quale intendete dialogare, altrimenti come fate a far passare le vostre istanze? «Noi ci rivolgiamo direttamente all’Europa, anche perché ormai è l’Europa che comanda e i politici italiani sono solo delle pedine, dei semplici esecutori. Noi ci rivolgeremo solo all’Europa, alla Merkel a Barroso». Per chiedere cosa? «La sovranità monetaria, questa è la priorità ma ci sono molte altre richieste che avanzeremo». Significa l’uscita dell’Italia dall’euro? «Sì, l’uscita dell’Italia dall’euro». Sì, ma con quali effetti per i risparmi dei cittadini, l’economia? «Credo che peggio di così… L’ingresso nell’euro è stato disastroso». Come è cambiata la piazza della protesta rispetto alla piazza dei movimenti, degli operai, che storicamente e ideologicamente è sempre stata vicina alla sinistra? «E’ cambiata certamente. Per quanto ci riguarda sono tutti fuori: movimenti politici ma anche associazioni di categoria e sindacati che sono i servi dei partiti e per questo non devono entrare in mezzo a noi. Nei nostri cortei non ci sono bandiere di partiti o di sindacati, solo bandiere dei popoli e dei territori, dalla Sicilia al Veneto. Quanto al Tricolore, lo trovo un po’ una contraddizione…». In che senso, si è molto parlato in questi giorni del Tricolore portato nei presidi e nelle manifestazioni. Qual è la sua valutazione? «E’ una mia opinione personale, ma mi sembra un po’ una contraddizione nel momento in cui stiamo protestando contro lo Stato che ci sta portando alla rovina. Poi è chiaro, ognuno è libero di portare il Tricolore, ci mancherebbe». Ma la piazza è cambiata anche politicamente? «Io so solo che le bandiere dei partiti non le accettiamo. Non le so dire se tra di noi c’è gente di destra o di sinistra e francamente non ci interessa: noi rappresentiamo il popolo indipendentemente da che parte sta politicamente».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...