Sala attacca Parisi col vecchio metodo PD: "Berlusconismo". Che dirà Renzi?

11 febbraio 2016 ore 14:42, Andrea De Angelis
Sala attacca Parisi col vecchio metodo PD: 'Berlusconismo'. Che dirà Renzi?
Il presidente del Consiglio nonché segretario del Pd ha più volte espresso questo concetto, l'ultima volta questa estate dal palco del Meeting di Comunicazione e Liberazione di Rimini. "In questi 20 anni l’Italia ha trasformato la Seconda Repubblica in una rissa permanente ideologica sul berlusconismo e ha smarrito il bene comune. E mentre il mondo correva, è rimasta ferma in discussioni sterili interne". Poi l’affondo: "Io credo che il berlusconismo e per certi versi anche l’antiberlusconismo hanno messo il tasto ‘pausa’ al dibattito italiano e abbiamo perso occasioni clamorose. Ora il nostro compito è di rimetterci a correre. E’ come se le riforme siano un corso accelerato per rimettere l’Italia in pari".

Chissà allora cosa starà pensando in queste ore Renzi sentendo le prime parole pronunciate da Sala dopo la candidatura di Parisi a sindaco di Milano. Il centrodestra ha scelto lui nonostante in autunno si fosse parlato a più riprese di volti più noti al grande pubblico, da Sallusti a Del Debbio.  "Trovo difficile accettare che dopo trent'anni una candidatura sia decisa da uno strascico di berlusconismo". Così Giuseppe Sala, candidato sindaco di Milano per il centrosinistra, ha commentato la discesa in campo per il centrodestra di Stefano Parisi. "Parisi - ha aggiunto - ha capacità e io non ne parlerò male. I milanesi vogliono concretezza e non vedere gente che si accapiglia, ma non mi piace una candidatura con queste modalità".
La modalità dunque finisce nel mirino, ma è chiaro che a passare è un messaggio in particolare: quello che Parisi sia uno strascico del berlusconismo. Proprio quella parolina che Renzi, dai tempi delle primarie fino al Nazareno, ha cercato di mettere in soffitta. Nella convinzione che fosse questo il segreto per vincere le elezioni, prendendo in particolare voti dal bacino dei moderati italiani. Missione compiuta, dicono le scorse europee. Missione da compiere, ovviamente, anche in vista delle amministrative di fine primavera 2016. E se Sala è legittimato sia dalle primarie che dal successo dell'Expo, potrebbe rischiare di essere etichettato come parte di un Pd più vicino al passato che al presente renziano. Cosa che ovviamente non dispiace a tutti, ma portatrice di un certo tipo di suggestione che, forse, al premier non piace più di tanto

Ma chi è Stefano Parisi? Nel suo curriculum Parisi può contare su un ruolo di peso proprio al Comune di Milano, di cui è statogeneral manager ai tempi di Gabriele Albertini. Da segnalare nella sua carriera anche l’incarico di direttore generale di Confindustria e quello di amministratore delegato di Fastweb. Al momento Parisi è alla guida di “Chili”, piattaforma di video e film on demand. Andando più indietro nel tempo scopriamo che Parisi si è laureato in Economia e Commercio all'Università Sapienza di Roma, nella stessa città che gli ha dato i natali. Il possibile futuro sindaco di Milano ha fatto il suo ingresso nel mondo del lavoro presso l'ufficio studi della Cgil che fu il trampolino di lancio per una carriera che si è poi svolta per lunghi tratti all'interno dell'amministrazione pubblica. Partì dalla segreteria tecnica del Ministero del Lavoro (1984-1988), per passare alla vicepresidenza del Consiglio (1988-1989) e quindi al ministero degli Affari Esteri (1989-1991).
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