San Raffaele, la difesa di Pierangelo Daccò

11 giugno 2013 ore 17:05, Francesca Siciliano
San Raffaele, la difesa di Pierangelo Daccò
«Mai pagato tangenti a Formigoni». A dichiararlo è Pierangelo Daccò condannato a 10 anni di reclusione per il dissesto e economico finanziario del San Raffaele nelle sue dichiarazioni spontanee rese ai giudici della seconda corte d'appello di Milano, al processo che lo vede imputato per associazione per delinquere e bancarotta.
Mai una tangente alla Regione Lombardia né all'allora governatore, ma soprattutto: lui non ha mai rappresentato il San Raffaele né il suo fondatore, don Verzè, e il suo allora braccio destro Mario Cal. «Da oltre 20 anni rappresento in Regione un altro gestore (la Fondazione Maugeri, ndr) e il San Raffaele non ha bisogno di essere rappresentato da me perché era autoreferenziato - ha dichiarato Daccò- e Don Verzé da oltre 20 anni era rappresentato in Regione e lui e Cal erano amici di tutti i politici». Daccò, inoltre, ha respinto l'accusa di aver distratto 35milioni di euro per l'aereo comprato dalla Fondazione San Raffaele («Io non posso aver distratto questa somma. Come si può imputare a me il costo dell'aereo e della sua gestione? Io ho solo passato un contratto che mi è stato chiesto per favore»). I giudici della seconda corte d'Appello di Milano, nonostante le dichiarazioni, hanno respinto la richiesta avanzata dalla difesa di rinviare il processo in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza. Il procuratore De Pretis, dopo la sua requisitoria, ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado con la rideterminazione della pena a causa dell'esclusione dell'aggravante della transnazionalità. La quantificazione verrà stabilita dalla corte d'appello.  
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