Writers: c'è anche il marketing per la ribellione

11 luglio 2013 ore 9:49, Paolo Pivetti
Writers: c'è anche il marketing per la ribellione
Milano, la città che essendo “in mezzo al piano” è stata invasa da tutti gli invasori possibili, oggi subisce e assiste inerme all’invasione dei “writers”; ed è costretta a portarsi addosso i segni del loro passaggio, anzi, della loro permanenza.
Ma c’è una novità: gli imbrattatori di muri e vagoni a Milano, come in altre città, non sono più soltanto geni del vandalismo locale, ma vengono anche da lontano, da molto lontano. Alcuni di loro sono divi internazionali del writing, legati a grossi interessi di marketing e sponsorizzazioni. Come quei tre, Utah, Ether e Boris, immortalati in un video che da un po’ di giorni sta facendo il giro del web. Nel film, girato e montato con consumata abilità, si vedono i tre muoversi esattamente come un commando da spy-story hollywoodiana, anche se la loro è soltanto un spray-story milanese. Tagliano robustissime reti metalliche, forzano porte, scoperchiano tombini, scavalcano muri invalicabili grazie ad agilissime scalette che fanno parte, con bombolette ed altro, della loro attrezzatura di guerra. Il risultato sono interi convogli della Metropolitana milanese totalmente sommersi dalle vernici; vagoni ridotti a scatole cieche dentro le quali la gente si accalca lasciandosi trasportare rassegnata, accontentandosi di leggere il nome della fermata nei brevi secondi in cui  le porte si aprono, e poi via di nuovo nel buio. Ma che importa della gente? La gente subisce e non protesta; e non c’è nessuno che protesti per lei. Anche le leggi sono a favore dei writers, perché l’Italia è uno dei pochi paesi dove per questi danneggiamenti vandalici non si va in prigione. I nostri eroi invece, ormai lontani da Milano e dall’Italia, stanno già moltiplicando le loro gesta in altre parti del mondo. Volete rendervene conto? Cercate i loro nomi su Google; in particolare i nomi di Utah e Ether, americani e per di più romanticamente fidanzati. Sarete immediatamente linkati con You Tube, dove i filmati delle imprese internazionali di Utah e Ether, da Bagkok a Hong Kong, sono perennemente on-line, sponsorizzati da insospettabili marchi commerciali, da Dove a Oral-B. Se v’interessa, nelle stesse pagine c’è anche il link a Graffitishop: e qui sono pagine e pagine di un accuratissimo catalogo non solo di bombolette, ma anche di accessori d’abbigliamento, dagli occhiali alle scarpe dagli orologi alle magliette, e anche questi griffatissimi: Nike, Adidas, Oakley, Dickies, Komono etc. Non c’è che dire: si sono integrati nel sistema, cavalcano trionfalmente la globalizzazione. In anni lontani la lebbra graffitara veniva giustificata con pelose e penose formule tipo “disagio giovanile”. Oggi non vale più: i ribelli hanno scoperto il  marketing. Come in quella celebre vignetta del grande Jules Feiffer: “Uomo, cos'è un ribelle? È uno che chiude col mondo, taglia i ponti, impara una lingua nuova, si ritira in sé stesso, e dice: voi borghesi non vi conosco. E i borghesi comprano il suo rifiuto, e la sua protesta va a ruba. Questa è ribellione, uomo.”
autore / Paolo Pivetti
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