Velodromo, vivo e aperto per Milano, ma stadio per il rugby o pista per ciclisti fantasma? Il dilemma "pisapiano"

11 ottobre 2013 ore 9:50, Vanessa Dal Cero

Velodromo, vivo e aperto per Milano, ma stadio per il rugby o pista per ciclisti fantasma? Il dilemma 'pisapiano'
Per Pisapia non c’è proprio pace! Come se non bastasse già la querelle del Teatro alla Scala eccone un’altra di situazione che traballa: è la cosiddetta "Scala del ciclismo", lo storico Velodromo Maspes Vigorelli di Milano, per la quale il Comune ha avviato nel 2012 un concorso di trasformazione in una moderna arena multi-eventi e rugby.

Peccato solo che il progetto vincitore non abbia previsto l’integrale conservazione e utilizzo della storica pista in legno che, viceversa, la Direzione Beni Culturali e Paesaggistici della Lombardia ha giudicato essenziale! D’altro canto, nel paese della burocrazia, un vincolo è una cosa seria e la legalità non fa sconti a nessuno, nemmeno alla giunta arancione. Poco importa se la leggendaria ellisse in legno della pista sia stata calcata dal grande ciclismo, per l’ultima volta, nel lontano 20 settembre 1998; neppure conta che i bambini milanesi non abbiano potuto utilizzare gli ampi spazi del Velodromo per le attività estive sportive, come di consueto. Tutto si è fermato. O almeno così sembrerebbe.
Velodromo, vivo e aperto per Milano, ma stadio per il rugby o pista per ciclisti fantasma? Il dilemma 'pisapiano'
Dopo la tempesta però, si sa, arriva quasi sempre la quiete. Non si tratta di una bocciatura del progetto! – chiarisce con una nota la Direzione Beni Culturali, non senza bacchettare la stampa – “ma di un procedimento autonomo e preliminare alle successive fasi di progettazione e alle relative autorizzazioni”; il Velodromo, del resto, “era vincolato anche prima del concorso”, non lo sapevate? Elementare, Watson! Ecco allora, come in tutte le storie, un possibile lieto fine: i Beni Culturali si dicono disponibili a un confronto con il Comune di Milano, per rendere compatibile il progetto vincitore con il Decreto di tutela, perché è “nell’interesse di tutti che il Vigorelli diventi un monumento vivo e aperto alla città”. Siamo in Italia, potrebbe anche finire tutto a tarallucci e vino. Di certo la cittadella del rugby può attendere, i ciclisti “fantasma” godranno ancora per un po’ della loro storica pista.
caricamento in corso...
caricamento in corso...