Vietato nascere a Milano, ginecologi in sciopero "chiamano" i politici

12 febbraio 2013 ore 17:47, intelligo
Vietato nascere a Milano, ginecologi in sciopero 'chiamano' i politici
Compleanno mancato per quindici bebè milanesi. È più o meno il numero di neonati che sarebbero venuti alla luce con parto cesareo oggi nel capoluogo lombardo, se i ginecologi italiani non avessero proclamato il primo “sciopero delle nascite”, salvo urgenze. Per l’intera Lombardia, dove in un anno nascono circa 96 mila bimbi (Annuario statistico regionale, aggiornato al 2010) e i cesarei sono il 27% del totale, si possono invece calcolare circa 70 parti“saltati”causa sciopero. A Milano l’adesione allo sciopero sfiora il 100% per cui, spiega all'Adnkronos Salute Enrico Ferrazzi, primario di Ostetricia e ginecologia all'ospedale Buzzi e presidente della Slog, Società lombarda di ostetricia e ginecologia, «contando un paio di cesarei al giorno per ogni punto nascita della città e sommandone un paio in più per la Mangiagalli, possiamo calcolare che gli interventi programmati per oggi sarebbero stati circa 15, tutti comunque anticipati a ieri o spostati a domani». «È una cifra risibile», precisa Ferrazzi, proprio perché questo «non è' uno sciopero contro le pazienti. È un’azione dimostrativa che speriamo produca qualche effetto, con la quale vogliamo chiedere attenzione al mondo della politica e lanciare un appello: dobbiamo sederci tutti intorno a un tavolo, discutere insieme e costruire un futuro diverso per i medici e per i pazienti». Da un lato, il ginecologo rocorda che c’è la necessità di riorganizzare la rete dei punti nascita,  di quelli piccoli, con meno di 500 parti all'anno, e che ce ne sono da chiudere ancora 160 in Italia di cui una decina in Lombardia. «E poi c’è l'urgenza di tutelare dal punto di vista assicurativo i ginecologi accusati di malpractice. Su uno stipendio mensile di 2-mila euro, 500 se ne vanno ormai per l'assicurazione complementare non coperta dalla struttura ospedaliera ».    
autore / intelligo
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