Il "crack" della Lombardia. E ora siamo nei guai davvero

12 settembre 2013 ore 16:36, intelligo
Il 'crack' della Lombardia. E ora siamo nei guai davvero
La Lombardia, signora fra le Regioni italiane, registra un triste primato: è la zona con il più alto numero di aziende che dichiarano fallimento. Maglia nera dei comuni è Milano con  ben 1.108 lavoratori che hanno fatto vertenza nel primo semestre dell’anno. Seguono Bergamo (900), Brescia (736), Brianza (466), Varese (423) e Como (422).
A rivelarlo è la Cisl nel suo ultimo Rapporto sull’attività degli Uffici Vertenze, dal quale sottolinea come siano stati oltre 62mila i lavoratori a fare vertenza, in circa 33mila pratiche aperte. «È il segno - ha dichiarato Gualtiero Biondo, responsabile nazionale Uffici vertenze Cisl - evidente che le aziende scelgono la strada del fallimento anziché avviare un tentativo di rientro o di cessare l'attività saldando tutti i debiti. Le conseguenze per i lavoratori in termini di posti di lavoro e perdita salariale è notevole». In un momento cosi delicato, questo non è certo un bel segnale, in modo particolare dopo che la Confindustria ha registrato i primi segni di ripresa per il nostro Paese. E i numeri del rapporto Cisl sono impietosi: dai 1.885 lavoratori assistiti si è passati ai 2.772 (+47%). Un aumento decisamente superiore rispetto a quanto avvenuto a livello nazionale, dove i lavoratori di aziende fallite rivoltisi agli uffici vertenze della Cisl sono stati 17.287, contro i 15.714 del primo semestre dell'anno scorso (+9,9%). In aumento anche le pratiche fallimentari seguite (630, +11%), mentre a livello nazionale sono in calo (3.783, -14,8%). «Le riforme vanno introdotte e implementate – aggiunge Biondo -. Anziché tagliare sussidi ai lavoratori senza dare corso alla completa attuazione delle riforme sta generando confusione e causando danni su danni, che i "tecnici" del governo sembrano ignorare». In Lombardia sono in aumento anche le pratiche fallimentari seguite (630, +11%), mentre a livello nazionale sono in calo (3.783, -14,8%). «Dal nostro osservatorio possiamo dire che ciò avviene perché si sta ampliando la dimensione delle imprese che falliscono - spiega Biondo -. Negli anni scorsi erano soprattutto imprese con uno o due addetti, ora non più».
autore / intelligo
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