Strage al tribunale, ergastolo per Giardiello con frase choc: "Pistola lì da 3 mesi"

14 luglio 2016 ore 15:47, Americo Mascarucci
Il gup di Brescia Paolo Mainardi ha condannato all'ergastolo nel processo con rito abbreviato Claudio Giardiello, l'uomo che il 9 aprile di un anno fa, armato di pistola, uccise tre persone nel Palazzo di Giustizia di Milano. Il giudice ha accolto la richiesta di condanna all'ergastolo formulata dal pm Isabella Samek Lodovici. 
Il 9 aprile del 2015 l'uomo arrivò alle 8.40 al Palazzo di Giustizia ad un'udienza fallimentare che lo riguardava.
Chi dovrebbe fermarlo non si accorge di lui. Dopo aver vagato tra i corridoi, raggiunge l'aula. 
Durante l'udienza litiga col suo avvocato, il legale annuncia davanti a tutti la rinuncia al mandato, ma la Corte lo invita a continuare nella difesa.
Giardiello estrae a quel punto la sua Beretta semiautomatica e fa fuoco contro il suo ex legale, il giovane avvocato Lorenzo Claris Appiani, 37 anni, chiamato a testimoniare proprio su insistenza dell'imputato. Appiani viene colpito a morte quando è ancora in piedi davanti al banco dei testimoni. 
Strage al tribunale, ergastolo per Giardiello con frase choc: 'Pistola lì da 3 mesi'
Poi la furia omicida si sposta contro gli altri ex soci coimputati. Giardiello spara prima contro il nipote, Davide Limoncelli, 40 anni, che rimane ferito; poi ancora contro Giorgio Erba, 60 anni, centrato al petto e ucciso. Ma fra gli obiettivi c'è anche il giudice fallimentare Ferdinando Ciampi: Giardiello scende al piano di sotto e lo uccide con due colpi nel suo ufficio. Mentre scappa, incontra per caso il commercialista Stefano Verna, e lo gambizza sulle scale. 
Infine, ricercato in tutta la provincia, Giardiello va in scooter a caccia di un altro ex socio, salvo solo perché i carabinieri lo bloccano prima.

Oggi in aula Giardiello ha reso alcune dichiarazioni spontanee, rivelando che la pistola che utilizzò in quella occasione era presente in tribunale già tre mesi prima.
Sulla condanna, pur ridotta di un terzo per effetto della scelta del rito abbreviato, avrebbe influito l'esito della perizia psichiatrica che avrebbe determinato il riconoscimento della piena capacità di intendere e di voler messa in dubbio dai legali dell'uomo. Che oggi si dicono sconcertati delle sue dichiarazioni.
"Frasi che reputo incredibili, nel senso di poco credibili, perché non hanno alcuna logica" ha affermato all'Adnkronos l'avvocato Andrea Dondè con riferimento alla storia della pistola.
 "Si tratta - ha spiegato Dondè - di frasi delle quali non sapevo nulla e delle quali non riesco a capire il senso. Forse mostrano una voglia di protagonismo da parte di Giardiello e in qualche modo dimostrano la bontà dell'esito della nostra perizia che indicava la sua mancanza di capacità di intendere e di volere. E' per questo che ricorreremo in Appello contestando proprio il riconoscimento da parte del giudice della capacità di intendere e di volere di Giardiello".


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