Pisapia aumenta i controlli, ma guai a chiamarle ronde

15 maggio 2013 ore 13:58, Francesca Siciliano
Pisapia aumenta i controlli, ma guai a chiamarle ronde
Dopo l'episodio di cronaca nera del “picconatore folle” che ha sconvolto il capoluogo lombardo, il sindaco Pisapia, incalzato a destra e a manca, corre ai ripari. Con una soluzione che torna a far discutere: i militari a Milano, esattamente come all'epoca dell'operazione “strade sicure” di La Russa, e come vorrebbe la Lega Nord.
Ma guai a chiamarle ronde: sono solo «presidi fissi – ha voluto sottolineare il primo cittadino – nei luoghi sensibili» come potrebbe essere la Stazione Centrale o i consolati. Per evitare una Kabobo due; per evitare che altri folli, sulla scia del ghanese, possano decidere di emulare il “picconatore”. E pure per evitare un'emorragia di feedback nei confronti della giunta comunale, giunta quasi al giro di boa del mandato e che si trova a dover fare i conti con una popolazione inferocita. Nel giorno in cui annuncia il lutto cittadino chiedendo a tutti di fare una riflessione collettiva sui ritardi nel dare l'allarme, di porre fine alle polemiche e di «restare uniti», Pisapia spiega: «Ho sempre detto, e ne ho parlato oggi con il ministero dell'Interno, che non siamo assolutamente contrari all'esercito nei presidi fissi, anzi abbiamo chiesto ufficialmente che ci sia, perché è utile alla città e consente a carabinieri, poliziotti e vigili di pattugliare meglio il territorio». Una risposta, quella del sindaco, alle polemiche e alle richieste del centrodestra, che da tre giorni reclama il ritorno dell'esercito in città. Un Pdl in prima linea su questa questione, che giovedì presenterà una mozione in consiglio comunale per chiedere i soldati a presidio dei quartieri e che oggi pomeriggio, dalle 19, si raccoglierà in piazza per raccogliere le firme.    
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