Berlusconi silura Mihajlovic: pronti Donadoni o Capello, ma Tavecchio può bruciarli

15 marzo 2016 ore 15:42, Andrea De Angelis
Meno di venti parole, di cui due sono nome e cognome dell'interessato. "È prematuro parlarne ora. La permanenza al Milan di Sinisa Mihajlovic dipenderà da come andrà la stagione". Così Silvio Berlusconi a Radio Anch’io torna sul futuro – molto precario - dell’allenatore serbo sulla panchina del club rossonero. Le voci di una separazione a fine maggio tra il club e Mihajlovic sono sempre più insistenti e sono tre o quattro i nomi più gettonati per la sua successione. 

Si parla infatti di Roberto Donadoni, cuore rossonero e autore di un'ottima stagione a Bologna dopo quella da "vittima sacrificale" in quel di Parma. Il suo nome, si sa, metterebbe d'accordo tutti. Poi c'è Eusebio Di Francesco, cuore giallorosso che in quel di Sassuolo sta facendo un lavoro eccellente sotto tutti i punti di vista. Quindi occhio al ritorno clamoroso di un certo Fabio Capello che a Milano ha vinto tutto, restando nella storia di Milanello. Se Berlusconi dovesse scegliere probabilmente opterebbe per quest'ultima ipotesi, visto il legame fortissimo che c'è tra lui e l'ex commissario tecnico della Russia. 
Il punto però è o potrebbe essere soprattutto la Nazionale. Tavecchio ha ormai tolto ogni tipo di dubbio: Conte a luglio lascerà la Nazionale. Un amore iniziato male e finito prima del previsto, non certo la migliore premessa per i prossimi Europei in Francia. Così per il prossimo appuntamento che conta, i Mondiali del 2018, servirà una guida forte e sicura. L'ipotesi di portare Capello in Nazionale è suggestiva e concreta. L'alternativa però è ancora più clamorosa: un ritorno di Roberto Donadoni, il quale però forse preferirà restare in un club.

Berlusconi silura Mihajlovic: pronti Donadoni o Capello, ma Tavecchio può bruciarli
Tornando a Mihajlovic si sa, il tempo a volte è il migliore amico dell'uomo, specie quando si deve dimenticare qualcosa. In altre occasioni però rischia di essere uno scomodo compagno, specie se guardando indietro si scopre che i pensieri cambiano e i "per sempre" o "mai e poi mai" rischiano di perdere il loro significato.
Nel 2010 in un video si vede Sinisa Mihajlovic, allora allenatore del Catania, dire quanto segue in merito a un suo possibile futuro sulla panchina del Palermo: "Non potrei mai, essendo allenatore del Catania. Nella mia vita ho delle cose che rispetto, anche se magari sono uno dei pochi: né adesso né tra 15-20 anni. Lo stesso vale per il Milan: non mi si presenterà mai quest’opportunità ma se dovesse arrivare non potrei mai accettare perché sono interista”.
A distanza di sei anni, esattamente lo scorso 20 marzo, in un'intervista ad Andrea Di Caro pubblicata su La Gazzetta dello Sport,l'allenatore serbo sembrava già aver mutato idea, specificando che la prospettiva da allenatore cambia. Alla domanda "Se il Mihajlovic di 30 anni sentisse questo di 46...", rispondeva: "Non c'è alcuna contraddizione. È lo stesso uomo, in fasi diverse. Da giocatore sei solo, puoi scegliere la bandiera. Da allenatore devi scegliere i progetti, perché non sei solo: alleni e guidi un gruppo di uomini che dipendono da te, ma anche tu dipendi da loro. Hai il dovere di farli rendere al massimo. Insegnando, fissando regole, caricandoli, facendogli sentire l'onore di appartenere al club, ma restando sempre lucido e razionale. Altrimenti non sei un buon tecnico". "Domanda delle mille pistole: quindi se la chiamasse il Milan...", chiese allora Di Caro. E Mihajlovic: "Il mio discorso, naturalmente,vale per qualsiasi club". 

E infatti così fu. Un anno dopo la sua panchina balla e c'è chi rilancia con una autentica bomba sportiva: Sinisa potrebbe andare all'Inter, scansando addirittura un certo Roberto Mancini...
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