La saga della famiglia Ligresti: da Fonsai agli arresti

17 luglio 2013 ore 17:50, intelligo
La saga della famiglia Ligresti: da Fonsai agli arresti
di Orietta Giorgio - Questa mattina sono state notificate dagli agenti del comando provinciale della Guardia di Finanza di Torino le ordinanze di custodia cautelare a carico di Salvatore Ligresti ora agli arresti domiciliari. In carcere le figlie Giulia Maria e Jonella, mentre l’ordinanza d’arresto per il figlio, Paolo Gioacchino Ligresti non è stata eseguita perché si trova in Svizzera. Sembra, dalle indiscrezioni per ora giunte alla stampa, che non voglia rientrare in Italia e che sia in fuga da Lugano. Avvistato mentre lasciava la sua villa in Svizzera, cercherebbe un possibile rifugio alle Cayman secondo l'Huffington Post. Avrebbe prelevato solo circa 14 milioni di euro da tre società lussemburghesi. Abbandonando la famiglia. Con loro sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Torino su richiesta della procura di Torino anche gli ex amministratori delegati di Fonsai, Fausto Marchionni ed Emanuele Erbetta e l'ex vicepresidente Antonio Talarico. Secondo gli inquirenti la famiglia Ligresti, attraverso la holding di famiglia Premafin, si sarebbe assicurata un flusso costante di risorse per oltre 40 milioni. Il reato di cui sono accusati è false comunicazioni sociali. In pratica la famiglia Ligresti avrebbe falsificato il bilancio del 2010 nel tentativo di nascondere un passivo nei conti della società ed evitare la caduta del titolo in borsa. Il bilancio 2010, così truccato, è stato poi utilizzato come base per predisporre l'aumento di capitale del 2011. L’ingegnere, in un documento inviato all’Adnkronos, dichiara “di aver mandato ai propri legali di predisporre le più idonee iniziative” e respinge con forza le accuse di malagestione imputata alla sua famiglia. Ma, secondo gli inquirenti, ammonterebbe a 253 milioni di euro la somma di denaro che la holding della famiglia Ligresti e Premafin avrebbe incassato come utili al posto di registrare perdite. Un guadagno ottenuto con la compiacenza di alcuni ex vertici. Questo svela “uno spaccato inquietante”, spiega il procuratore aggiunto di Torino Vittorio Nessi.
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