Ha un tumore, ma i nuovi esami lo escludono: risarcito paziente dallo "stress"

19 aprile 2016 ore 15:57, Lucia Bigozzi
La storia ha dell’incredibile. La sentenza dei medici era drammatica: tumore con poche speranze di vita. Da allora sono passati sei anni, successivi esami hanno accertato che si trattava di una “displasia” ma non nella forma comunicata, e il protagonista della vicenda dopo una causa civile è stato risarcito del danno. Sul “banco degli imputati” è finito il medico che ha fatto la prima diagnosi nel maggio 2010 ma anche la Fondazione IRCCS Ca' Granda-Ospedale Maggiore Policlinico di Milano: contro entrambi il paziente ha intentato la causa civile ora arrivata in Appello. I giudici hanno deciso che all’uomo spettano 6.100 euro come risarcimento per danni patrimoniali e morali  che avrebbero causato “turbamento dell’animo determinato dalla diagnosi erronea”.

Ha un tumore, ma i nuovi esami lo escludono: risarcito paziente dallo 'stress'
La sentenza sanitaria in origine era quella di un “adenocarcinoma infiltrante”, ma ulteriori esami eseguiti in altri ospedali avevano permesso di verificare che non era una forma tumorale
così grave, bensì una displasia. In primo grado, i giudici avevano respinto la richiesta di risarcimento presentata dal paziente, ma i colleghi della seconda sezione della Corte d’Appello, hanno ribaltato il verdetto riconoscendo quello che è stata definita “la colpa grave” del medico nella diagnosi sbagliata ma anche un danno collegato allo sconvolgimento dell’equilibrio “psichico della persona”. Per i giudici, si spiega nella sentenza, la responsabilità del medico è il fulcro anche di fronte a quello che pare un errore di trascrizione della segretaria nella cartella clinica, proprio perché “il sanitario è tenuto comunque a controllare la correttezza dei referti inviati al paziente, da cui dipendono le successive scelte di questi a tutela della sua salute”.
autore / Lucia Bigozzi
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