Arriva la sindrome da voto disgiunto

19 febbraio 2013 ore 14:05, Alessandra Mori
Arriva la sindrome da voto disgiunto
Ci risiamo. La schizofrenia da voto disgiunto contagia anche il montiano Pietro Ichino, candidato al Senato in Lombardia, prima senatore del Pd. Dopo Ilaria Borletti Buitoni, capolista alla Camera nel collegio Lombardia 1 con Lista Civica con Monti per l’Italia, ora anche Ichino fa l’endorsement per il candidato del centrosinistra alla Regione, Umberto Ambrosoli.
Lui, il giuslavorista, si giustifica togliendosi dall’imbarazzo: «È una scelta che nasce dall’antica amicizia della famiglia Ambrosoli». Le prime dichiarazioni le concede a “Repubblica”. I motivi li spiega così: «Le figure di Albertini e Ambrosoli rappresentano due aspetti e due tendenze di una stessa società civile ambrosiana, onesta, laboriosa, europeista, convinta della necessità di riformare profondamente il nostro paese per fargli raggiungere i migliori parametri europei». Ma dice di non dimenticare la sua coalizione e assicura il suo impegno. Proprio ora che Mario Monti ha calcato il suo no al voto disgiunto per tirare la volata ad Albertini che rischia di essere penalizzato dalla nuova moda. Non manca la stoccata assai ironica di Albertini che definisce la scelta di Ichino la più coerente rispetto alla sua storia personale. D’altra parte, ancora ironico, si chiede. «Cosa si poteva chiedere a chi ha scritto il programma economico per Matteo Renzi e che aveva sostenuto Ambrosoli alle primarie? Da un uomo con la sua storia lo posso capire». Una scelta che fa di certo gongolare Maroni e apre uno scenario “disgiunto” già a pochi giorni del responso delle urne. E se fosse una tendenza, un segnale della nuova politica che verrà? Si aprirebbe un quadro anomalo e trasversale anche per la politica nazionale modello Prima Repubblica, uno spettro finora allontanato da tutti i partiti. Ma alle parole della politica spesso non corrispondono i fatti. Anzi, quasi mai.
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