La crisi (di nervi) del Milan si sposta dallo stadio al campo. Chi si accontenta godrà?

19 marzo 2014 ore 12:22, Micaela Del Monte
La crisi (di nervi) del Milan si sposta dallo stadio al campo. Chi si accontenta godrà?
Quando si parla di Milan, oggi, è lecito parlare di crisi.
E questa volta sembra profonda e ben radicata, perché se il problema si manifesta a partire dalle cariche più alte della società è inevitabile che il tutto si rifletta sul resto. Perché se a inficiare negativamente sui risultati del Milan è la condizione di alcuni singoli è normale che il gruppo intero ne risenta, così come se a non aver fiducia sono gli stessi dirigenti (a partire da Adriano Galliani) è ovvio che anche i tecnici e tutti coloro che si occupano della panchina si sentano in bilico. Non ci sentiamo quindi di addossare le colpe a Clarence Seedorf, che sì è un "dilettante" che è stato messo lì praticamente allo sbaraglio, ma è stato anche vittima di un giocattolo già rotto prima ancora che lui ci mettesse le mani. Sì, il problema qui è a monte e molto molto precedente all'arrivo dell'olandese al timone della società rossonera. Era saltato all'occhio già da tempo che il Milan si stesse muovendo male, sul mercato principalmente e sul campo poi. Infatti mentre tutte le altre squadre della Serie A si facevano carico di giovani promettenti e piccole (possibili) stelle, Galliani & Co continuavano a puntare su ultra trentenni di spessore ma che fisicamente non potevano più reggere il confronto. E mentre le altre squadre sperimentavano, anche con qualche errore, il Milan si affidava all'esperienza non pensando al futuro. In Italia prendevano il sopravvento giovani promesse e giovani comete (Pogbà, Pjanic, Insigne, Gabbiadini, Immobile, Cuadrado, Perea, Lamela), mentre a Milano si attaccava con il ritorno di Kakà e si difendeva con Mexes, sempre puntando sulla "colonna" Balotelli. Adesso Mexes non dà più sicurezze, Kakà arranca e Balotelli sembra scendere in campo in pantofole. E ai tre si aggiungono giocatori sopravvalutati e comprati per rattoppare zone del campo che non avevano più nulla da esprimere. Il problema principale però è che di tutto questo se n'era già accorta la tifoseria rossonera! Se ricordate, alla fine del mercato estivo, quando Galliani acquistò Kakà e Matri, nella curva del Milan apparve uno striscione: “Matri? No grazie! Una difesa e un centrocampo da rinforzare, non c’è altro a cui dovreste pensare”. Quasi una profezia quella degli ultras. Ora Matri non c'è più... e praticamente neanche il Milan. E dopo l’ennesima disfatta di stagione (il 2-4 casalingo contro il Parma), le eliminazioni (Coppa Italia e Champions League), le contestazioni della Curva (con il confronto tra tifosi e giocatori) e le incertezze sul futuro (le voci sulla cessione del club), l’unica "buona" notizia per i rossoneri arriva sul fronte nuovo stadio. A Milanello si pensa infatti ad una nuova struttura in zona Expo. E visto che i problemi ad oggi sono ben altri è proprio il caso di dire: "chi si accontenta gode". Forse.  
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