Caso Expo, Paris ammette: "È vero ho turbato le gare"

20 maggio 2014 ore 10:57, intelligo
Caso Expo, Paris ammette: 'È vero ho turbato le gare'
«È vero ho  turbato le gare». È questa l’ammissione, arrivata dopo cinque ore d’interrogatorio, di Angelo Paris l'ex manager di Expo arrestato lo scorso 8 maggio nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta "cupola" degli appalti, assieme all'ex parlamentare Dc Gianstefano Frigerio, l'ex funzionario del Pci Primo Greganti, l'ex senatore del Pdl Luigi Grillo, l'ex esponente ligure dell'Udc Sergio Cattozzo e l'imprenditore Enrico Maltauro.
L’ex manager, difeso dagli avvocati Luca Troyer e Luca Ponzoni, è stato convocato, su sua richiesta, dai pm Claudio Gittardi e Antonio D'Alessio per le 15.15, è ha approfondito fino a sera quanto già riferito lunedì della scorsa settimana davanti al gip Fabio Antezza: aveva riconosciuto le proprie responsabilità parlando di suoi "errori", in riferimento alle notizie riservate sulle gare date alla "squadra" in cambio promesse di 'protezione' politica, anche nelle altre sfere, e di vantaggi di carriera. Aveva detto di essersi fatto coinvolgere nel 'sistema' architettato dalla presunta "cupola" di cui però aveva negato di averne mai fatto parte respingendo quindi l'accusa di associazione per delinquere. Parisi così, il cui verbale è stato secretato, ha ammesso di aver "turbato le gare" contestate, tra cui quelle delle Architetture di Servizi e per la costruzione dei padiglioni stranieri in vista di Expo, ma ha voluto sottolineare di non aver mai preso mazzette e di essere caduto nella “rete” della "squadra" solo per ottenere promesse di avanzamenti di carriera e per avere le “spalle coperte” grazie alla protezione di quei politici i cui nomi sono stati spesi (“non ho mai conosciuto di persona”, avrebbe affermato), come ricorre nelle molte intercettazioni, da Greganti e Frigerio. Paris è dunque il terzo degli indagati che prima davanti al gip e poi davanti ai pm fa ammissioni. Prima di lui Maltauro, mercoledì scorso, aveva descritto agli inquirenti, "un sistema basato sulle tangenti" al quale per "poter lavorare mi adeguavo e pagavo". Aveva confessato di aver ricevuto da parte della presunta "cupola" la richiesta di circa "un milione 200mila euro di mazzette", di cui la metà effettivamente versate e l'altra metà promesse con lo scopo di aggiudicarsi gli appalti di Expo e Sogin. Intanto la palla passa al governo, che a giorni farà arrivare sul tavolo di lavoro il decreto sull'Expo 2015 di Milano per definire gli strumenti dell'autorità Anticorruzione, quando saranno definiti gli aspetti tecnici. A rendere noto il tutto è stato Maurizio Martina, ministro alle Politiche agricole con deleghe all'Expo 2015, a margine dei consiglio Ue Agricoltura in corso a Bruxelles, sul decreto per definire i poteri del presidente dell'autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone. Il ministro non ha voluto fissare "una scadenza particolare" per il decreto, perché la discussione «è molto tecnica e attiene i ministri della Giustizia e dell'Interno. Ci stiamo lavorando e poi prima facciamo e meglio è».
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