Family Day, l'assessore Cappellini: "Noi sempre insultati, quale rispetto? Renzi vuol cadere in piedi"

22 gennaio 2016 ore 12:02, Lucia Bigozzi
“Il tweet bombing contro Maroni? Non mi pare abbia funzionato. Sarò al Family Day con una delegazione della giunta e con il gonfalone della Regione Lombardia: anche Liguria e Veneto sostengono la nostra scelta e dalla macro-regione arriva un segnale politico importante”. Nella conversazione con Intelligonews, Cristina Cappellini (Lega), assessore regionale alle culture, identità e autonomie, spiega perché Maroni ha detto sì al Family Day, non senza un’annotazione sulle “due velocità” del Renzi di oggi sulle piazze rispetto al Renzi del 2007: “E’ un Renzi che, comunque vadano le cose, vuole cascare in piedi. Se passa il ddl Cirinnà, dirà che lui lo ha appoggiato fino in fondo; se il provvedimento dovesse avere problemi rimetterà la valutazione finale al parlamento”.

Il tweet bombing contro il governatore Maroni e la decisione aderire al Family Day, che segnale è?

«Sono mezzi che usa qualcuno che vuole contrastare scelte o prese di posizione. Per carità, è legittimo ma lo trovo un po’ di cattivo gusto, ci sta nella polemica politica e peraltro è già successo anche in altre manifestazioni per contestare le decisioni assunte dalla giunta regionale della Lombardia. Tuttavia, mi dicono che il tweet bombing non ha avuto un gran successo: dai dati che vedevo ieri sera non mi pare si sia trattato di un vero e proprio ‘bombardamento’ social. Invece, il segnale della Regione Lombardia è forte anche perché ha avuto il sostegno della Regione Liguria e della Regione Veneto; il che conferma uno stesso sentire non solo a livello di maggioranza in Lombardia ma come macro-regione del Nord e a livello culturale, considerato che tre Regioni hanno una posizione identica e con le stesse modalità. Lo ritengo un segnale politico importantissimo»

Lei andrà al Family Day e perché la giunta regionale lombarda ha deciso di scendere in piazza come istituzione?

«Certo che sarò a Roma il 30 gennaio. Regione Lombardia sarà presente con il gonfalone e una delegazione composta da assessori e consiglieri reginali di diversi gruppi della maggioranza. Io farò parte della delegazione istituzionale e peraltro avevo già partecipato alla manifestazione del 20 giugno a piazza San Giovanni; quindi in perfetta continuità anche con tutte le iniziative assunte da Regione Lombardia negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi»

Perché secondo lei è importante schierarsi anche dal punto di vista istituzionale?

«Chi governa ha anche il dovere di prendere decisioni su scelte politiche che riguardano i cittadini, soprattutto rispetto a un provvedimento nazionale che ha un impatto sulle politiche che le istituzioni regionali e locali stanno portando avanti. Secondo noi, il ddl Cirinnà va contro le nostre politiche a favore della famiglia sia a livello culturale ma anche per quello che la famiglia rappresenta come nucleo fondante della società come sancito dalla Costituzione. Penso dunque, che anche chi governa debba prendere posizioni decise, in linea con la maggioranza votata dai cittadini in Lombardia»

Il leader del suo partito, Salvini, notoriamente non ha buoni rapporti con l’Ncd ma su questo tema invece il feeling c’è. Perché? Non c’è una contraddizione?

«Ci sono temi su cui la maggioranza in Regione Lombardia è stata sempre compatta. La difesa della famiglia declinata anche attraverso provvedimenti concreti che impattano nella vita dei cittadini è un tema che abbiamo portato avanti sempre, sia in Regione che a livello nazionale con i colleghi di Ncd. E’ una battaglia comune e il modello lombardo rappresenta proprio la volontà comune di portare avanti i principi fondamentali della nostra storia e della nostra azione politica»

Renzi oggi dice che tutte le piazze vanno rispettate ma da una ricerca di Intelligonews, risulta che la pensava all’opposto nel 2007 quando in occasione del Family Day sostenne che la politica non poteva non tenere conto di quella piazza. E’ un Renzi a due velocità? Cosa è cambiato?

«A mio giudizio è un Renzi che, comunque vadano le cose, vuole cascare in piedi. Se passa il ddl Cirinnà, dirà che lui lo ha appoggiato fino in fondo; se il provvedimento dovesse avere problemi rimetterà la valutazione finale al parlamento. Anche il fatto che abbia lasciato ai suoi parlamentari libertà di coscienza, mi sembra un segnale che va in questa direzione. Del resto, e lo diciamo anche noi, occorre il rispetto per tutti: chi manifesterà nelle piazze a favore del ddl Cirinnà, sia chi andrà al Family Day. Noi rivendichiamo lo stesso rispetto che si deve al fronte contrapposto, invece dagli insulti che riceviamo sui social network ogni giorno, non funziona così. Tornando a Renzi, un’ultima annotazione: tre mesi fa aveva accelerato sul provvedimento mentre oggi mi pare si sia messo in una posizione defilata, cioè dietro al cespuglio»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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