Sciopero Poste Lombardia: no a riduzione personale e privatizzazione

23 maggio 2016 ore 13:13, Luca Lippi
Sindacati e lavoratori di Poste come da comunicato Cisl: "in piazza perché si restituisca dignità al lavoro e ai lavoratori di Poste Italiane, per le gravi inadempienze dell'azienda sulla riorganizzazione del recapito e della logistica, per la grave carenza negli organici che non garantisce la qualità dei servizi al pubblico, per avere ambienti di lavoro che rispettino le norme di sicurezza e tutela della salute, contro il ricorso sistematico e spropositato alle sanzioni disciplinari e ai licenziamenti e contro le pressioni improprie nel settore commerciale".
Queste le motivazioni che hanno costretto alla mobilitazione di oggi lo sciopero regionale per l’intera giornata dei lavoratori di Poste Italiane Lombardia. Inoltre i sindacati di categoria Slp Cisl, Slc Cgil, Confasl, Failp Cisal, Uglcom della Lombardia hanno indetto la mobilitazione di tutto il personale di Poste Italiane "contro la cessione di ulteriori quote azionarie sul mercato".

Sciopero Poste Lombardia: no a riduzione personale e privatizzazione

Quello che i sindacati stanno cercando di fare capire è che privatizzare non sarà mostruoso come dice il Ministro Padoan, ma comunque deve essere un processo migliorativo delle condizioni patrimoniali dell’azienda e soprattutto del servizio all’utenza.
Andando per gradi, già la privatizzazione delle aziende di Stato non è una cessione di aziende in buono stato, generalmente sono carrozzoni sull’orlo del baratro, ma comunque necessarie e sufficienti a garantire servizi adeguati all’utenza. Cedere Poste, che non sta in condizioni migliori di altre aziende o rami d’azienda a conduzione del Tesoro, senza una programmazione adeguata (tutele e garanzie per i lavoratori e l’utenza appunto), secondo le parti sociali deve comunque offrire delle garanzie.
In economia le privatizzazioni hanno una logica precisa, chi compra deve avere prima di tutto i soldi, non si può privatizzare a vantaggio di investitori che per acquistare fanno debiti, le operazioni di finanziamento creano sclerotizzazione del sistema del credito e provocano diversi pericoli di intromissione bancaria nelle operazioni di subentro nella cosa pubblica.
Devono poi essere tutelati gli interessi dei consumatori e degli utenti come nel caso di poste che è un’azienda di servizi; quindi miglioramento del servizio e stabilità patrimoniale per una continuità di programmazione utile necessaria e sufficiente.
Soprattutto si deve tutelare l’azienda affinché vada in mani sicure e sia velocemente messa in condizione di auto sostenersi.
Giacomo De Lorentis, Cgil poste dice: “I lavoratori si stanno rendendo conto che un’ulteriore privatizzazione metterebbe a rischio il loro futuro”. 
Aggiunge Dassù di Cisl Poste: “Se l’azienda scenderà sotto la soglia del 50% di azioni  non sarà più un’azienda pubblica e quindi verrà meno il servizio pubblico che è la vera finalità di Poste. Significa mettere a rischio l’unicità aziendale e i livelli occupazionali, questioni ignorate dai vertici di Poste”.
Dunque, su questo e su altri punti muove la protesta che provoca la chiusura di 9 uffici su 10 in tutta la Regione, garantita solo la consegna di telegrammi urgenti e raccomandate speciali.

autore / Luca Lippi
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