Cremona: i donatori di sangue e Dracula-Inps

23 settembre 2013 ore 12:19, intelligo
di Micaela Del Monte.
Cremona: i donatori di sangue e Dracula-Inps
Pensione ritardata per i donatori di sangue.
Il fenomeno dilaga anche a Cremona e colpisce chi, nel corso degli anni, ha usato giorni di permesso a lavoro per il prelievo del sangue. Sembra infatti che i suddetti giorni non vengano calcolati i fini della pensione e che quindi chi la stava già pregustando  dovrà aspettare ancora per recuperare. L'alternativa invece è quella di lavorare fino alla data fissata, ma con un assegno diminuito del 2%. L'allarme è scattato a Cremona, che non a caso è la città con più iscritti all'Avis (6.000 più gli 8.000 della provincia). Il presidente comunale, Ferruccio Giovanetti, 52 anni, medico, spiega come è nata la questione: «I nostri associati si sono recati ai patronati per i conteggi e hanno scoperto la sorpresa: i giorni utilizzati per dare il sangue non vengono calcolati ai fini pensionistici» e subito si è scatenato il putiferio. «La nostra sede è presa d'assalto. Una persona in buona salute può fare sino a quattro donazioni all'anno per vari anni. Questo significa altri mesi di lavoro. Ci sono situazioni che stringono il cuore». E subito i parlamentari legati all'Avis si sono mobilitati per modificare la riforma, per questo la parlamentare Cinzia Fontana (Pd), cremonese, ha presentato un'interrogazione alla Camera. «Questo paradosso è forse il più clamoroso, ma la stessa cosa vale per le assenze per assistere un parente malato, la maternità facoltativa e, addirittura, lo sciopero».  Il problema è che la gente rischia di smettere di donare il sangue per non perdere giorni utili per la pensione, che oggi, se si riesce a prendere, è già un grande traguardo. Anche fare qualcosa per il prossimo adesso diventa uno sforzo immane, o ci si rende utili o si va in pensione: e questo è solo uno dei tanti “aut aut” che ci vengono imposti.
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