La Lombardia locomotiva dell'economia criminale

24 maggio 2013 ore 16:10, intelligo
di Liutprando
La Lombardia locomotiva dell'economia criminale
«La mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni», disse Giovanni Falcone parecchi anni fa, in un’intervista. Nella ricca Lombardia, le forze dell’Ordine erano già dagli anni ’80 a conoscenza della presenza di referenti delle organizzazioni mafiose, ma è nel 1993 con l’operazione denominata “Nord-sud” che si delineano meglio le dinamiche, la storia, i componenti e le leadership all’interno della criminalità organizzata per il controllo del nord Italia. Dal 2000 in poi, a seguito di altre operazioni di Polizia, si comprende meglio la portata della supremazia dell’organizzazione calabrese 'ndrangheta sul territorio lombardo. La droga e la contraffazione sono i mercati illegali che primeggiano in Lombardia. Secondo uno studio, commissionato dal ministero dell'Interno e svolto dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, il mercato della droga lombardo è il più florido d’Italia, solo un terzo dei ricavi della droga transitata venduta in regione, finisce nelle tasche delle tradizionali organizzazioni criminali sul territorio come l'ndrangheta, invece gli altri due terzi vanno in saccoccia a gruppi mafiosi stranieri come albanesi, serbi e marocchini e ad altri gruppi criminali. Milano è un vero e proprio punto di smistamento a livello europeo. I ricavi stimati del mercato della droga lombardo, sono quantificabili tra gli 840 milioni e i 2,4 miliardi di euro: il doppio rispetto alla seconda regione interessata dal fenomeno, cioè la Campania, dove i clan che regnano nel mercato della droga sono tra i più potenti. Circa 1 miliardo di euro invece è il dato sui ricavi delle mafie nel mercato della contraffazione, derivanti in particolare dal commercio illegale di attrezzature elettroniche e informatiche, abbigliamento, cosmetici e accessori falsi. La “locomotiva d’Italia” raggiunge il secondo gradino del podio per quanto riguarda lo sfruttamento sessuale che equivale ad oltre 1 miliardo di euro dove a primeggiare è invece la regione Lazio. Il panorama delle altre attività dalle quali prendono linfa le organizzazioni criminali nella nostra regione sono: Gioco D’azzardo 20 milioni di euro; traffico d’armi 11 milioni di euro; gestione dei rifiuti 117 milioni di euro; contrabbando di tabacco 200 milioni di euro; estorsioni di vario genere piu di 200 milioni di euro; usura circa 140 milioni di euro. Un totale di circa 5 miliardi annui. Il numero d’imprese mafiose confiscate nella provincia di Milano (3,4 imprese confiscate ogni 10 mila) è subito dietro a quelle di Palermo e Napoli e davanti a Reggio Calabria. Le altre province Lombarde interessate sono Lecco (con 7,3 imprese confiscate ogni 10 mila registrate e Brescia (2,7 imprese confiscate ogni 10 mila) mostrano tassi anche superiori a quelle di altre aree del Sud, testimoniando il grado di infiltrazione e di diffusione delle organizzazioni mafiose nell'economia del Nord. Tra Lombardia e Piemonte, la 'ndrangheta calabrese raccoglie il 37% dei suoi profitti, mentre nella regione d'origine si concentra solo il 23% dei profitti dell'organizzazione. Il Pil delle organizzazioni criminali a livello regionale per quanto riguarda la Lombardia vale 3,7 miliardi di euro con stime più alte che toccano anche i 5. In vista dell’EXPO 2015 l’edilizia e gli appalti pubblici della regione meritano una particolare attenzione. La criminalità organizzata entra in contatto con la società civile fondendosi in essa, mimetizzandosi all’interno di queste fondamentali attività, rendendo difficile individuare addebiti e collusioni. Una vera e propria zona mista dove sono emersi numerosi casi in cui attraverso " amministratori pubblici locali" o “tecnici del settore di competenza”, le organizzazioni criminali, spesso e volentieri, hanno pilotato le assegnazioni degli appalti, influenzando così la vita economica, sociale e politica dell’intera regione. In questo tempo di crisi sarebbero opportune delle riflessioni approfondite sulle dimensioni alle quali è arrivato il fenomeno “criminalità organizzata” nella regione più ricca d’Italia. Sarebbe opportuno, senza allarmismi, intraprendere seriamente dei percorsi che portino ad arginare le infiltrazioni mafiose all’interno delle attività lecite ed andrebbero ferocemente represse quelle illecite. Le strategie per combattere le mafie sono due: attraverso la repressione militare ed attraverso una formazione di un coscienza civica. Se per la repressione militare si può omologare quanto fatto nei precedenti anni nei luoghi in cui le mafia erano maggiormente radicate, il percorso di formazione di coscienza civica in Lombardia parte da zero. Gran parte delle popolazione locale, non sente proprio il problema, alla parola mafia associa altre terre, altre realtà altre genti. Il nord ha compreso in ritardo le infiltrazioni mafiose: Esiste un problema psicologico e culturale prima che politico. Il nord deve rompere il suo pregiudizio interpretativo le mafie non sono una questione geografica ma sono una “questione di opportunità”. Per insediarsi basta controllare una fetta di economia, il mercato non chiede se è legale o illegale ma è interessato solo ai profitti.
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