Balotelli, il ritorno: storia di un bad boy all'ultima spiaggia

25 agosto 2015, Adriano Scianca
Balotelli, il ritorno: storia di un bad boy all'ultima spiaggia
C'è un calciatore italiano che appena tre anni fa finiva sulla copertina del Time e due anni fa veniva incluso dalla stessa rivista nella lista dei 100 uomini più influenti al mondo. Lo stesso giocatore che il 21 agosto 2013 finiva anche in copertina della rivista statunitense Sports Illustrated in qualità di "The Most Interesting Man in the World" (l'uomo più interessante al mondo). 

Si fa davvero fatica a credere che questo calciatore sia lo stesso Mario Balotelli che oggi sbarca a Milano alla chetichella, fra il malumore dei tifosi, accolto con prudenza dagli stessi dirigenti rossoneri che l'hanno ripreso ma che parlano di “ultimissima spiaggia”, dopo un'estate passata nel limbo a cui sono destinati i giocatori che nessuno vuole più. 

Come è accaduto che la più grande promessa del calcio italiano (o così veniva unanimemente descritto dai giornali fino a poco tempo fa) sia finita in questo limbo a soli 25 anni, l'età in cui un attaccante dovrebbe mordere l'erba e buttare giù le porte avversarie? 

È il grande mistero che aleggia sopra la testa di questo calciatore così controverso. In molti, fino a qualche tempo fa, cedevano alla tentazione di spiegare le intemperanze di Balotelli alla luce di un romanzo familiare strappalacrime: i genitori venuti dal Ghana, le difficoltà economiche e di salute dei primi anni, l'affido ai Balotelli, la cittadinanza italiana conseguita a 18 anni, l'eterna questione del razzismo, delle difficoltà di integrazione etc. Un percorso biografico che ha intenerito molti commentatori e ha comunque frenato gli altri, quelli a cui sembrava sin da subito che nell'atteggiamento di questo ragazzo ci fosse qualcosa che non andava, ma che nel sottolinearlo avevano paura di fare la figura dei razzisti.

Alla fine ci ha pensato lui a bruciare tutti i bonus, volta per volta, pezzo dopo pezzo, fino a che a difenderlo non è rimasto più nessuno perché difenderlo non era più possibile. 

All'Inter era una sorta di predestinato, coccolato e protetto: è finita con lui che gettava a terra la maglia, insultato dai tifosi, e con Mourinho che alludeva pesantemente: “In squadra c'è chi ha un neurone solo” e tutti, chissà perché, pensavano a lui. Se ne va sbattendo la porta, direzione Manchester City. Anche qui grandi speranze e un inizio non male. Poi arrivano le multe, gli atteggiamenti sopra le righe, il gossip, gli eccessi dentro e fuori dal campo. Più lo criticano, più lui si intestardisce, si incupisce, si isola, si incaponisce, ingaggiando una sua lotta personale col mondo che non si sa dove debba portare e da cui non può uscire vincitore. E poi più fa così e più lo criticano di nuovo, in una spirale da cui non si vede via d'uscita. 

Si fa notare per aver appiccato un incendio gettando petardi dal bagno e per aver lanciato freccette dalla finestra verso i ragazzi delle giovanili del City. Dopo due stagioni e mezza gli inglesi ne hanno già abbastanza: a gennaio 2013 torna a Milano. Stavolta al Milan, però. Anche qui grandi aspettative, anche qui parte di nuovo forte, poi riemergono le critiche. Il rapporto con i tifosi (altrui, ma spesso anche propri) è disastroso. Sono iniziate prima le punzecchiature delle curve o i suoi capricci? Chiederselo è come porre la questione dell'uovo e della gallina. Si parla di razzismo, ma lui ha atteggiamenti che farebbero saltare i nervi anche a Martin Luther King. E poi i tweet senza senso, le Balo-girls che si alternano, le foto in pose da finto gangster (o anche da vero gangster: vedi gli scatti di Scampia), l'oswtentazione del lusso etc. 

Anche la seconda esperienza milanese giunge presto a logoramento. Di nuovo Inghilterra, quindi, destinazione Liverpool. Qui il feeling non nasce dall'inizio: gioca poco, segna ancora meno, e ben presto viene relegato ai margini della squadra. 

Se poi guardiamo alla Nazionale, stesso copione: nel 2012 fa un buon Europeo, ma nel Mondiale brasiliano dilapida tutto, con prestazioni scialbe in campo e atteggiamenti fastidiosi fuori, che gli attirano l'ira dei senatori del gruppo e dei tifosi. Ora arriva di nuovo al Milan, senza clamori e attorniato da molto scetticismo, nella sensazione generale di aver già visto il massimo di cui fosse capace. Ha solamente 25 anni...
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