La Giustizia è morta… in Italia!

25 maggio 2013 ore 10:26, intelligo
di Giovanni Mallone
La Giustizia è morta… in Italia!
Non confondiamo, populisticamente e demagogicamente, l’indipendenza della Magistratura con l’attesa di giustizia dei cittadini italiani. Non si vuole mettere in discussione l’indipendenza della Magistratura. Ma gli articoli della tanto sbandierata Costituzione sulla dignità dell’Individuo e dell’uguaglianza di fronte alla Legge, sono totalmente disattesi. Non si dubita che ci siano tanti magistrati sensibili, attenti e bravi, che decidono sulle sorti di un processo consapevoli delle sofferenze che potrebbero causare ai contendenti, ma occorre affermare chiaramente che esistono giudici incapaci, insensibili, impreparati e talvolta conniventi con avvocati e con poteri esterni all’aula di Giustizia. E questo fatto è sotto gli occhi di tutti! Giornalmente qualche magistrato viene indagato per corruzione, malaffare e falso. E che dire dei tempi biblici dei processi. Mediamente tra 3 e 4 anni per una sentenza, 4 anni per la prima udienza d’appello. E nelle cause di lavoro, quando gli artigiani, piccole imprese, consulenti e fornitori, reclamano il corretto pagamento delle proprie prestazioni e, alla fine di un faticoso e doloroso excursus, si rivolgono ad un avvocato, subiscono un secondo oneroso esborso per le pratiche di recupero e presentano al Giudice un decreto ingiuntivo, spesso i debitori, forti della propria disponibilità finanziaria, inventano strumentalmente contestazioni mai prima rilevate, e così inizia una lunga causa destinata a durare anni. E nel frattempo le imprese muoiono, falliscono, licenziano; e i piccoli imprenditori, disperati, compiono gesti apparentemente incomprensibili. E anche quando venga rilasciata la provvisoria esecuzione, il debitore non viene mai seriamente vincolato al pagamento del dovuto. Volendo, non pagherà mai. E così questi lavoratori vengono abbandonati a se stessi, dalla Giustizia che dovrebbe tutelarli e dalle istituzioni. Il problema del lavoro, nell’edilizia, non consiste solo nella mancanza di appalti per la crisi, nella sovrapposizione di leggi e procedure burocratiche lunghe e costose, nella mancanza dei pagamenti della Pubblica amministrazione, nella corruzione privata e pubblica, nello sfruttamento indecoroso della mano d’opera, nel mancato rispetto delle norme di prevenzione, nella costante mancanza di liquidità generata da una distorta visione del rigore finanziario della nazione, da una caterva di tasse locali, regionali e nazionali (occupazione suolo pubblico, dichiarazioni di ogni genere, inutili pratiche antimafia con stupide autodichiarazioni, ecc.), poiché è diventata prassi comune il non rispetto dei termini di pagamento, il soffocamento economico dei fornitori per costringerli ad accettare congrue rinunce (comportamenti mafioso?) da parte di moltissime Imprese e moltissimi Immobiliaristi. Qualcuno si è arricchito come un Re Mida: in pochi anni, non si sa come, pur passando indenne sotto gli occhi della stampa e della magistratura, un costruttore ha acquisito notevoli proprietà immobiliari per valori di miliardi di euro a Milano e in altre città. Ho letto i dati di una ricerca dell’Università Cattolica (commissionata dal Ministero dell’Interno) sulla malavita a Milano ed i risultati sono impressionanti. Ed il peggio è che nell’edilizia la presenza malavitosa sia ad un tale livello da non poter essere valutata! E tutte le norme sulla Privacy, sembrano sortire l’effetto distorto di un’ulteriore protezione per gli imprenditori senza etica e senza rispetto. Occorre cambiare questo stato di cose per salvare il mondo del lavoro e per dare giustizia al cittadino. Occorre garantire alle multinazionali un rispetto vero e pieno della legalità, per convincerle ad investire in Italia.
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