Non solo Benito Mussolini: 70 anni fa l'uccisione delle star Valenti e Ferida

28 aprile 2015, Americo Mascarucci
Per molti anni sono stati dimenticati e colpiti da una sorta di damnatio memoriae. Poi improvvisamente si è tornato a parlare di loro, complice anche un film che ha permesso di rialzare il sipario su una vicenda che va ad inserirsi a pieno titolo in quelle pagine nere della Resistenza che hanno contraddistinto i giorni immediatamente successivi alla liberazione di Milano avvenuta il 25 aprile del 1945.

Non solo Benito Mussolini: 70 anni fa l'uccisione delle star Valenti e Ferida
Cinque giorni dopo, esattamente il 30 aprile, in via Poliziano venivano giustiziati Osvaldo Valenti e Luisa Ferida, i due attori forse più conosciuti e amati del cinema italiano nel ventennio fascista. Ad ordinare la loro esecuzione sarebbe stato il futuro presidente della Repubblica Sandro Pertini secondo quanto testimoniato dal partigiano Giuseppe Marozin, l’uomo che materialmente “giustiziò” i due attori, accusati di aver fatto parte della “banda Kock”. 

Si tratta della famigerata banda capitanata da Pietro Kock che si macchiò di crimini orrendi nella Repubblica Sociale Italiana. Valenti e la Ferida furono accusati di farne parte perché più volte sarebbero stati visti aggirarsi nelle stanze in cui venivano torturati e seviziati i prigionieri politici. In realtà Valenti che aveva aderito alla RSI e alla Decima Flottiglia Mas capitanata da Julio Valerio Borghese ottenendo il grado di tenente, frequentava Kock e i suoi uomini soltanto perché la banda era specializzata anche nel traffico di droga, soprattutto cocaina di cui tanto Valenti che la Ferida erano consumatori abituali. 

Non è stato mai provato alcun coinvolgimento diretto di Valenti nei crimini compiuti dalla banda, mentre nessuna responsabilità è mai emersa a carico della Ferida. Quest’ultima sarebbe rimasta niente meno vittima delle bugie di una donna della banda, la quale innamorata di lei, pare cercasse di imitarla in tutto, fino ad assomigliarle in maniera sorprendente e a spacciarsi con tutti di essere Luisa Ferida. Il 20 aprile del 1945 Valenti si era consegnato spontaneamente ad una squadra di partigiani convinto di poter avviare una trattativa. In effetti alcuni di questi si mostrarono ben disposti verso l’attore che pochi giorni dopo fu raggiunto in prigione dalla compagna.
Il 29 aprile furono sottoposti a processo e accusati di crimini di guerra. Pare che la loro sorte abbia creato una spaccatura all’interno del Comitato di Liberazione dove non tutti erano favorevoli ad una esecuzione sommaria, ma prevalse la linea oltranzista e i due amanti furono giustiziati nella notte fra il 29 e il 30 aprile del 1945.

Fu davvero Sandro Pertini ad ordinare l’esecuzione, in barba alla mancanza di prove sul reale coinvolgimento di Valenti e Ferida nelle atrocità di Kock e dei suoi uomini? Così ha riferito Marozin, l’uomo che materialmente scaricò le raffiche di mitra contro i due nelle sue memorie anche se i racconti di quest’ultimo, in seguito finito in carcere per vari reati fra cui anche il furto, non sono stati ritenuti del tutto attendibili.

Ma in quei giorni immediatamente successivi alla Liberazione era difficile sfuggire ai regolamenti di conti e alle vendette partigiane. Il giorno prima la folla aveva fatto scempio del corpo di Mussolini e di Claretta Petacci in Piazzale Loreto a dimostrazione del clima di odio che si respirava soprattutto a Milano. Va detto che la Banda Kock pur agendo al servizio della Repubblica Sociale non fu mai vista con favore dallo stesso Mussolini che si servì della Legione Autonoma Mobile Ettore Mutti, altro corpo militare speciale della RSI, per smantellarla definitivamente. I contatti fra Valenti e Kock ci furono, questo è fuor di dubbio, come è provato che lui e la Ferida si servirono della banda per finalità legate all’esigenza di procurarsi la cocaina. Ma è apparso sempre poco veritiero il fatto che Valenti possa essersi macchiato di crimini partecipando a torture e sevizie di prigionieri politici, lui che non aveva esitato a consegnarsi ai partigiani convinto di ottenere benevolenza, la stessa che aveva mostrato in passato verso uomini della Resistenza caduti nelle mani della Decima.

A distanza di settant’anni anche la vicenda dei due attori sembra dunque inquadrarsi a pieno titolo all’interno di quelle deviazioni resistenziali, che hanno fatto scorrere a fiumi il “sangue dei vinti”. 
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