Ruby-bis, Mora racconta le feste ad Arcore : “Degrado, dismisura, abuso di potere”

28 giugno 2013 ore 12:59, intelligo
Ruby-bis, Mora racconta le feste ad Arcore : “Degrado, dismisura, abuso di potere”
Lele Mora parla delle serata ad Arcore. Lo fa nell’ambito del processo Ruby bis nel quale è imputato per induzione e favoreggiamento della prostituzione. Rende dichiarazioni spontanee e descrive la vicenda usando parole nette: “abuso di potere, dismisura, degrado: tre parole che ho letto sui giornali e che condivido”. Parole mutuate dai media e che Mora dice di “condividere”.
Ripercorre il caso e sottolinea di essere stato “passivo concorrente”, che ammette di aver accompagnato le ragazze alle feste nella residenza dell’ex premier ma di non averne condizionato il comportamento. “È vero, ho partecipato alle feste di Silvio Berlusconi ad Arcore, è vero, ho accompagnato alle cene alcune ragazze, ed è anche vero che ho ricevuto un prestito da Berlusconi tramite Emilio Fede che avrebbe salvato la mia società. Ma non ho mai voluto condizionare le ragazze, non ho mai giudicato i loro comportamenti e non ho mai orientato le loro condotte con costrizione”. Mora afferma di rispettare e non contestare “l’attività di indagine della procura”. Poi l’ex talent scout ripercorre la fase della scarcerazione e chiede scusa per le dichiarazioni nei confronti dei media: Quando sono stato scarcerato pensavo alle tante polemiche che ho fatto contro i giornalisti e comunisti, con minacce cui mi vergogno”. Nel caso specifico, Mora chiede scusa al giornalista Corrado Formigli e ribadisce: “Voglio chiedere scusa a tutti. Il carcere ti obbliga a momenti di rilettura della vita e io voglio uscire da quella bufera infernale che mi ha tolto la luce”. E’ un Lele Mora diverso quello che si presenta nell’aula del tribunale: dismessi i panni dell’agente più famoso dei vip, racconta di aver ritrovato una dimensione interiore, spirituale, che richiama quando cita frasi che rimandano alla Divina Commedia di Dante. Mora parla di “dritta via”, si sofferma sulla “bufera infernale” del suo passato e l’impegno presente per “uscire a rivedere le stelle”. La citazione delle tre parole per descrivere il caso Ruby, la trae dalle stesse parole che scrisse il giornalista di Repubblica Giuseppe D’Avanzo, scomparso nel luglio di due anni fa. Non c’è dubbio che l’esperienza del carcere lo abbia segnato profondamente e lo si capisce quando dice: “Il carcere ti impone una pausa” e “anche in questo mio nuovo stato, vorrei continuare questa iniziata riflessione, sperando di trovare la retta via”. Infine, parlando delle ragazze che ha accompagnato ad Arcore sottolinea che “l’ignoranza della legge penale non perdona” e riconosce “forse qui sbagliando” di non aver mai “inquadrato la loro condotta come prostituzione”.
autore / intelligo
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