Operazione anti-Isis, la moglie del "radicalizzatore telematico" lo difende

28 ottobre 2016 ore 11:33, Micaela Del Monte
Tre presunti jihadisti erano stati fermati ieri dai carabinieri del Ros della Liguria: un algerino è stato fermato nel Cie di Torino dove era ospite in quanto richiedente asilo politico, due fratelli egiziani sono stati bloccati a Finale Ligure (Savona) e a Cassano d'Adda (Milano): uno era pizzaiolo, l'altro un macellaio cassintegrato. L'operazione del Ros dei carabinieri è coordinata dalla sostituto procuratore Federico Manotti della procura distrettuale antiterrorismo di Genova e nasce dal monitoraggio dei siti di propaganda utilizzati dagli jihadisti.  Secondo gli investigatori, i tre erano insospettabili e conducevano una vita normalissima tesa a nascondere la loro radicalizzazione.

Operazione anti-Isis, la moglie del 'radicalizzatore telematico' lo difende
Invece, il gruppo, organizzato su base familiare e stanziato tra la Liguria e la Lombardia, sul web si occupava di diffondere materiale jihadista e di instradare combattenti dal Nord Africa in territorio siriano (e in Libia) per conto di Isis. Allo scopo di dissimulare l'adesione all'ideologia più radicale, spiegano gli investigatori, alcuni indagati avevano volutamente conformato il proprio atteggiamento e le proprie abitudini in modo tale da evitare riferimenti anche solo velatamente religiosi e di appartenenza al mondo islamico. L'opera di propaganda e proselitismo era svolta esclusivamente online: non solo attraverso canali riservati ma, spesso, ricorrendo a pseudonimi e account fittizi, anche sui più diffusi social. Il materiale divulgato a numerosi contatti era in parte direttamente ottenuto da al-HayatMedia Center, organo di propaganda ufficiale dell'autoproclamatosi Stato Islamico.

"Sono tornata adesso dal carcere. L'ho trovato tranquillo, è sicuro che tutto si risolverà per il meglio e in modo veloce. Lui ama l'Italia, non avrebbe mai fatto del male a questo Paese", dice la moglie del 43enne originario del sud dell'Egitto che da 24 anni viveva in Italia. Fino a cinque anni fa proprietario di una pizzeria d'asporto a pochi chilometri da dove viveva con la compagna Noa e i quattro figli. Un'ammissione che negli ultimi mesi abbia passato diverso tempo davanti al computer arriva anche dalla compagna. "È vero passava molto tempo su internet, ma come lo fanno tutti. Non credo che questo voglia dire per forza qualcosa, che magari cercava combattenti. Non ha mai fatto venire nessuno nel vostro Paese e non ha mai inviato nessuno in Nord Africa. Al massimo, essendo sunnita, cercava qualcosa sulla nostra confessione", dice ancora la donna come riportato dal Corriere della Sera. I dirimpettai della corte, un paio di famiglie italiane, il resto extracomunitarie, raccontano di un uomo normale, che non alzava mai la voce e preoccupato per il lavoro. Intanto con il fermo dell'insospettabile 43enne in pochi mesi salgano a quattro gli affiliati al Califfato bloccati nell'area della Martesana.
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