Milano ricorda il beato Schuster, sua guida spirituale ai tempi del fascismo

29 maggio 2014 ore 10:14, Americo Mascarucci

A Milano sono in corso le cerimonie di commemorazione del beato Ildefonso Schuster, che fu arcivescovo della città di Sant’Ambrogio dal 1929 al 1954.

Milano ricorda il beato Schuster, sua guida spirituale ai tempi del fascismo

Ricorre infatti quest’anno il sessantesimo anniversario della morte di questo monaco benedettino chiamato da Pio XI a guidare l’arcidiocesi ambrosiana che proprio papa Ratti aveva in precedenza amministrato. Schuster è stato beatificato per il suo straordinario zelo pastorale e per le tante opere realizzate a Milano soprattutto nell’immediato dopoguerra, ad iniziare dall’opera di don Carlo Gnocchi rivolta all’assistenza ai bambini mutilati dalla guerra. Un pastore per molti versi simile a papa Francesco, avendo fatto della sobrietà il proprio stile di vita e dell’opzione preferenziale per i poveri, i sofferenti, i bisognosi di cure, la sua principale missione.

Troppo spesso una storiografia ostile e prettamente di sinistra ha tentato di dipingere Schuster come vicino al regime fascista di Mussolini ed effettivamente diversi suoi interventi stanno a dimostrare, se non proprio un’adesione convinta al fascismo, una certa simpatia per il Duce. La stessa simpatia che del resto non mancò di evidenziare anche Pio XI nei confronti dell’uomo di governo che, scevro da pregiudizi liberali ed anticlericali, aveva firmato con la Chiesa i Patti Lateranensi mettendo fine all’annosa “questione romana” apertasi con la breccia di Porta Pia. Le gerarchie cattoliche erano convinte di poter cristianizzare il fascismo e Schuster, di fronte al pericolo comunista rappresentato dall’Unione Sovietica, credeva che il fascismo potesse costituire un argine importante al dilagare dell’ideologia marxista in Italia e in Europa. Ma Schuster cambiò radicalmente il suo giudizio quando Mussolini sancì l’alleanza con la Germania nazista e promulgò le leggi razziali in Italia. Da quel momento in poi l’atteggiamento dell’arcivescovo di Milano divenne molto duro e di aperta condanna nei confronti del regime. E’ provato che durante l’occupazione nazista seguita all’armistizio dell’otto settembre 1943, Schuster si sia attivato in prima persona in favore degli ebrei mettendo in atto una rete di solidarietà che consentì a molti cittadini di religione semita, e anche a numerosi antifascisti, di sfuggire agli arresti e alle deportazioni. Lo stesso Indro Montanelli sfuggì alla fucilazione proprio grazie all’intercessione del cardinale verso il quale, pur non essendo credente, il giornalista manifestò sempre profonda stima e grande devozione. Nell’aprile del 1945 quando la situazione stava precipitando ed appariva ormai chiaro che la Repubblica di Salò sarebbe capitolata, il cardinale organizzò un incontro in arcivescovado fra Mussolini e i rappresentanti del Comitato di Liberazione per tentare un compromesso fra le parti, al fine di scongiurare scontri in città ed inutili spargimenti di sangue. Propose a Mussolini di consegnarsi agli americani non appena giunti a Milano offrendosi come mediatore con gli alleati e garantendo al Duce la sua personale protezione. Mussolini preferì seguire i tedeschi e tutti sanno come è andata a finire. David Maria Turoldo, esponente di spicco del cattolicesimo progressista, fautore del dialogo fra  cattolici e comunisti e convinto antifascista ebbe a dire di Schuster: “Sbagliano coloro che lo pensano coinvolto nel fascismo o altro. Schuster non era né fascista, né antifascista: e non era neppure neutrale. Schuster era un monaco e basta. Monaco è uno che ha solo Dio in testa. Un monaco in battaglia, dopo essere stato soldato nel monastero”. E’ vero, condannò lo scempio dei corpi appesi e dileggiati in piazzale Loreto ma oggi tutti, anche a sinistra, sono pressoché concordi nell’affermare che quello spettacolo era meglio evitarlo. Ricordare la figura del beato Schuster significa commemorare il volto più autentico e nobile della Chiesa del novecento, una Chiesa che pur non avendo ancora conosciuto la stagione del Concilio Vaticano II aveva già iniziato ad abbandonare i fasti dell’antico potere temporale per abbracciare la semplicità evangelica e il più autentico spirito pastorale.
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