Galassi (Confapi): «A Palazzo perdono tempo, per le pmi non c’è più tempo»

29 marzo 2013 ore 14:28, Marta Moriconi
Galassi (Confapi): «A Palazzo perdono tempo, per le pmi non c’è più tempo»
Le consultazioni ritardano interventi ormai necessari e urgenti. Nessun’azione concreta, solo parole dai governi locali e nazionali che lasciano disarmati.
Le pmiintanto chiudono nel segno di un rilancio della nostra economia mai avvenuto. E Paolo Galassi, presidente di Confapi industria, l'associazione delle pmi delle province di Milano, Monza, Lodi, Pavia e Bergamo ha ben chiari i dati del settore industriale. Così parla  di «incremento della cassa integrazione e del cuneo fiscale, produttività a picco, persistenza delle difficoltà delle imprese ben rappresentata dall'incidenza del flusso di nuove sofferenze sui prestiti bancari». E parla  di una Pasqua non serena per gli imprenditori e i lavoratori lombardi. Altro che dati negativi di dicembre. Gli imprenditori hanno iniziato il primo trimestre del 2013 sotto le stesse difficoltà, particolarmente vissute dalle Pmi manifatturiere. Forse possiamo parlare anche di un peggioramento, purtroppo aggravato dall’impasse politico che si sta vivendo in questi giorni. «Solamente nel corso dei primi tre mesi dell'anno le aziende che hanno fatto ricorso alla procedura della cassa integrazione sono il 30% del numero totale raggiunto nel corso del 2012. Oltre 890.000 ore di cassa per quasi duemila lavoratori interessati. Le aziende sono allo stremo; stanno cercando in ogni modo di far fronte alla crisi che da troppi anni le stritola in  una morsa che non si allenta e anche le aziende sotto i 15 dipendenti, che finora hanno salvaguardato l'occupazione, sono state duramente colpite» ha tuonato Galassi. E poi c’è il solito problema. Quello delle aziende che vantano un credito commerciale verso la Pubblica Amministrazione. Si tratta del 12% del totale. I ritardi nell'incasso dei crediti sono infatti una delle cause del blocco dello sviluppo a cui occorre dare velocemente una risposta.  E Galassi si scaglia contro quest'ingiustizia, come anche denuncia l’aumento delle imposte, della stretta creditizia e delle modifiche introdotte nel sistema fallimentare nel 2012. E in perfetto stile Squinzi, procede anche lui a lanciare un allarme.
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