Da teatri a centri commerciali, come e perché Milano decresce culturalmente

29 settembre 2014 ore 12:37, Vanessa Dal Cero
Ogni città ha i suoi punti fermi, luoghi di ritrovo storici o locali che fanno un'epoca. Purtroppo però in periodo di crisi l’economia è spietata e, sempre più spesso, grandi centri commerciali prendono il posto di locali storici e culturali. È la legge del grande capitale.

Da teatri a centri commerciali, come e perché Milano decresce culturalmente

Già da un po' di anni ci si era abituati a vedere i vestiti di Zara esposti nell'ex palco del cinema Astra. Poi è stato il turno di Eataly, sorto sulle ceneri del celebre Teatro Smeraldo. Ora, sui resti del cinema Manzoni, chiuso ormai dal 2006, si pensa arriverà l'ennesimo centro commerciale, con la speranza che possa portare nuovi posti di lavoro. L'obiettivo è avviare l’attività in tempo per Expo 2015, lasciando per ora intatto il teatro omonimo ubicato al piano inferiore.

Il centro di Milano, un tempo città del cinema, perde così definitivamente un altro pezzo della sua storia, e un poco della sua anima.

In questi casi è la cultura più fragile a rimetterci, molte librerie del centro stanno infatti chiudendo mentre le multinazionali straniere acquistano i marchi italiani e le botteghe storiche cadono alla pressione della concorrenza dei grandi magazzini: forse solo un consumo più intelligente potrà preservare i luoghi storici della cultura milanese.  
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