Welfare penale nella Regione Lombardia: com'è cambiato il mondo dei detenuti

03 marzo 2016 ore 16:29, intelligo
Reinserire nella società chi sta scontando una pena: è l'obiettivo degli strumenti messi in campo dal welfare penale nella Regione Lombardia attraverso la legge regionale del 2005 che ha coinvolto circa 6mila detenuti con iniziative per l'housing sociale, i tirocini e le borse lavoro. Secondo i dati di una missione valutativa svolta da Eupolis Lombardia, presentati oggi dalla commissione speciale Carceri presieduta da Fabio Fanetti, consigliere della Lista Maroni, e dal comitato paritetico di controllo e valutazione/Cpcv presieduto da Riccardo De Corato di FdI, la legge regionale ha rappresentato un punto di svolta importante e innovativo dal punto di vista sociale. Questo, evidenzia la ricerca, grazie anche ai 18 milioni di euro stanziati tra il 2009 e il 2015 dalla Regione e agli 11 milioni del fondo sociale europeo destinati, tramite le doti, sistema introdotto da Regione Lombardia, a interventi di formazione e inserimento lavorativo.

Welfare penale nella Regione Lombardia: com'è cambiato il mondo dei detenuti
La programmazione regionale, attuata da organizzazioni del privato sociale e da cooperative sociali, in questi anni è alle prese con i notevoli cambiamenti che hanno portato dell'organizzazione penitenziaria. Tra gli strumenti messi in campo dalla Regione, anche un'apposita linea d'intervento per la 'vulnerabilità sociale' che fatica, però, a raggiungere con continuità i casi di fragilità. La ricerca riconosce, inoltre, l'importanza degli agenti di rete, che supportano le relazioni tra detenuti e famiglie per favorire il reinserimento. Purtroppo nell'ultimo biennio gli agenti di rete si sono ridotti della metà, passando da 30 a 15. Alcune criticità riguardano anche il sistema dell'accoglienza, soprattutto per quanto riguarda le soluzioni ponte verso l'autonomia abitativa. In tutto l'offerta abitativa per i detenuti in Lombardia può contare su 150 posti letto. Per il futuro, sono numerose le sfide che attendono il welfare penale e riguardano l'esigenza di una più equilibrata distribuzione delle risorse e la necessità di una maggiore attenzione a realizzare progetti specifici per ogni persona. Lo scenario carcerario sta cambiando: se fino al 2014 il problema era il sovraffollamento, ora invece si assiste a una costante decrescita dei detenuti in esecuzione interna (circa 7.800) che si avvicina sempre più alla quota di quelli in esecuzione esterna (oltre 6.000.). "La ricerca - sottolinea Fanetti - è importante perché evidenzia che le politiche per ridurre il sovraffollamento delle carceri potrebbero essere più efficaci se lo Stato mantenesse i suoi impegni sui rimpatri dei detenuti stranieri". "Molti dei detenuti stranieri, quasi la metà - aggiunge - sarebbero disposti e vorrebbero scontare la pena nei loro Paesi, ma gli strumenti per i rimpatri ancora non sono stati messi a regime nonostante le tante dichiarazioni arrivate da Roma".

Per De Corato, gli interventi di supporto alle persone colpite da provvedimenti dell'autorità giudiziaria "devono oggi tenere conto che un numero sempre crescente di detenuti usufruisce di misure alternative . Ciò comporta anche un impegno crescente da parte delle Forze dell'ordine nell'attività di controllo, sottraendo risorse ad altri interventi per la sicurezza". In Lombardia si trovano 19 istituti penitenziari per adulti, 7 uffici territoriali di esecuzione penale esterna (UEPE) mentre la popolazione carceraria conta quasi 7.600 adulti (al 30 settembre 2015) a fronte di una capienza di 6.133 posti (indice di sovraffollamento al 124 %, nel 2010 era del 168%). Si tratta per lo più maschi di età compresa tra i 25 e i 45 anni. Di questi, 6 su 10 stanno scontando condanne definitive. Il 46% dei detenuti è costituito da stranieri e di questi il 19% è ancora in attesa del primo grado di giudizio.

(fonte: adnkronos)
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