Brexit e Borse: no a fusione Londra e Francoforte. Milano è il piano 'B'

30 marzo 2017 ore 12:42, Luca Lippi
L’Antitrust europeo ha drasticamente “proibito” la proposta fusione della Borsa di Londra tramite acquisizione da parte della Borsa di Francoforte. L’industria finanziaria è il cuore dell’economia britannica e il rischio che la piazza di Londra non possa più avere libero accesso al grande mercato europeo c’è, ma sicuramente Londra ha già anche la soluzione.
Ma andiamo con ordine, nel comunicato della Cmomissione si legge: “L’indagine della Commissione  ha concluso che avrebbe creato di fatto un monopolio nei mercati di clearing sugli strumenti a reddito fisso”. 
Calcolando che il London Stock exchange controlla anche la Borsa di Milano e la piattaforma sui titoli di Stato Mts questo è plausibile. Il commissario europeo alla Concorrenza, Margarethe Vestager ha dichiarato:  “L’economia europea dipende dal corretto funzionamento dei mercati. Non è importante solo per banche e istituzioni finanziarie. Quando le imprese riescono a raccogliere finanziamenti su mercati finanziari concorrenziali, è l’intera economia a trarne beneficio”.
Ha aggiunto la Vestager : “La fusione tra Deutsche Boerse e il London Stock Exchange avrebbe ridotto in maniera significativa la concorrenza. Dato che le parti non sono riuscite a porre rimedi ai nostri rilievi sulla concorrenza la Commissione ha deciso di proibire la fusione”.
Secondo l’Ue le due parti sono gli unici player rilevanti sulle attività di regolazione sull’obbligazionario in Europa. La fusione avrebbe messo assieme la clearing house Eurex, controllata dalla Borsa di Francoforte, con Lch.Clearnet e la Cassa di Compensazione e Garanzia di Roma. Questo monopolio avrebbe avuto anche ricadute, secondo Bruxelles sulle attività a valle di custodia titoli e gestione delle garanzie.
Brexit e Borse: no a fusione Londra e Francoforte. Milano è il piano 'B'
Lo stop non ha nulla a che vedere con la Brexit, specifica la Vestager ma poi ha aggiunto che “l’avvio dei negoziati è solo l’inizio del processo, non è la fine”, in sostanza ha affermato il contrario di quanto introdotto.

IL PIANO B DI LONDRA
C’è e non può non esserci. Ogni pianificazione finanziaria prevede anche il piano di recupero in caso di fallimento, esiste per l’uscita dall’Euro, esiste per i piani finanziari delle imprese, figurarsi se non c’è per la piazza finanziaria più importante e antica del mondo.
Londra giocherà le sue carte semplicemente utilizzando il piede in Europa che è l’Italia, è la Borsa italiana.
In sostanza, la Borsa di Londra è proprietaria della Borsa di Milano, inoltre è proprietaria anche dell’Mts, il mercato secondario più liquido d’Europa sul quale avvengono gli scambi dei titoli di Stato italiani e dei bond europei. 
Possiamo dire che Londra ha comunque in mano un bel po' di carte ‘pesanti’ per negoziare con Bruxelles. La palla dunque è nelle mani di Londra, ma assai più importante la sponda italiana che a questo punto è in grado di usare il suo ruolo per agevolare  un asse anglo-italiano sulla base di una reciproca convenienza che porterebbe Milano a candidarsi al ruolo di testa di ponte della piazza finanziaria londinese nella Ue, con indubbi vantaggi sia di carattere economico sia di prestigio internazionale. 
E’ uno scenario possibile, soprattutto importantissimo per i nostro futuro. Nel frattempo, ovviamente dobbiamo risolvere nel più breve tempo possibile il problema della vulnerabilità del nostro sistema bancario. La ritrosia da parte del governo britannico nel fare affari con la debole e anche un po' inaffidabile Italia è storicamente nota. Oltretutto sarebbe interessante conoscere tutti gli altri piani B della Gran Bretagna, non dimentichiamoci che prima di entrare a fare parte del mercato comune europeo l’Inghilterra era in Europa con un piede in Portogallo…corsi e ricorsi storici.

#Brexit #nozze #Londra_Francoforte #bocciato #Milanosicandida

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...