Calciomercato, per l'Inter non solo Biglia: decide Mancini (ma anche l'anno scorso...)

04 maggio 2016 ore 17:01, Andrea De Angelis
Di nome fa Roberto, di cognome Mancini. Sui campi di calcio ha incantato in Italia, mentre in panchina è riuscito a vincere in Inghilterra. Il punto è proprio questo: cosa manca "al Mancio" per vincere da allenatore anche nello Stivale?

Se lo chiedono in molti a Milano visto che al termine di un girone di andata che passerà agli annali solo per i tanti "1-0" collezionati dalla sua squadra (alla Pinetina starebbero lavorando per costruire una statua ad Handanovic), visto che il titolo di Campione d'inverno lo ha conquistato il Napoli (e all'ombra del Vesuvio sperano non sia l'unico) è seguito un 2016 a dir poco catastrofico. Nelle prime dieci partite la squadra milanese ha raccolto 12 punti, frutto di tre vittorie, altrettanti pareggi e quattro sconfitte. Il punto è  questo: la società ha soddisfatto le richieste dell'allenatore in sede di mercato (e forse sarebbe meglio dire mercati, cioè sia estivo che invernale), ma Mancini ha fallito anche quello che era l'obiettivo minimo: il terzo posto. Juventus, Napoli e Roma sono lontane anni luce: a due cifre ormai il distacco anche da quest'ultima.
Un suo esonero è ancora possibile. Ma qualcuno parla da tempo anche di dimissioni, del resto a perdere sarebbe anche e soprattutto un allenatore che a Milano era stato visto come colui che avrebbe finalmente, quasi dieci anni dopo, fatto dimenticare un certo Mourinho. A rinforzare tali ragionamenti l'ipotesi che il Roberto nazionale possa finire proprio sulla panchina azzurra al posto di Antonio Conte.
"Se non mi mandano via resto anche il prossimo anno". Lo ha detto lui stesso a marzo a calciomercato.com. "Nel calcio però cambiano in fretta le cose. Ad inizio campionato sembrava dovessero esonerare Massimiliano Allegri, ora pare gli vogliamo fare un contratto di 20 anni", aggiunse.

Ora si parla proprio di calciomercato. Nel taccuino c'è sicuramente il nome di Biglia vista la bocciatura di Felipe Melo e lo spostamento di Brozevic sulla fascia. Il centrocampista della Lazio costa molto, forse troppo. Di certo si tratta di uno dei migliori registi, fuori e dentro l'Italia. La mancata qualificazione alla prossima Champions League non sarebbe (pare) un problema per l'argentino laziale, ma per la società che visti i mancati introiti dovrebbe prima vendere e poi comprare. Ma chi cedere? Chi permetterebbe di far cassa? Sicuramente Handanovic, ma Mancini è stato chiaro: il portierone, forse il migliore della rosa insieme a Miranda, non si tocca. Idem per Icardi, che seppur brillando a tratti è alle spalle di Higuain nella classifica dei marcatori. Lasciare Ljajic non significa far soldi, così come vendere Melo. Insomma, il nodo c'è. Si potrebbe sacrificare Murillo, il cui valore è però diminuito rispetto al girone di andata. Per non parlare di Eder, un altro rispetto a Genova.
Il problema non è dunque di facile soluzione. Si parla di Yaya Tourè, che con l'arrivo di Guardiola al City sembra non avere spazio. C'è però un doppio intoppo: da un lato l'ingaggio (11 milioni) che andrebbe come minimo dimezzato, dall'altro l'età (33 le primavere alle spalle). Meglio puntare allora su Diawara, il diciottenne del Bologna che ha totalizzato, seppur giovanissimo, ben 34 presenze stagionali. Numeri paurosi per un ragazzo della sua età, ma il costo ovviamente non è basso: servirebbero 15 milioni per portarlo a Milano. Si parla anche di Viviani, ex Roma e quest'anno al Verona dove però ha giocato solo la metà delle partite. Un rebus non semplice. A Mancini, forse, il compito di scioglierlo. Sapendo che il podio l'anno prossimo è più di un obbligo.




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