L’identikit di Stefano Parisi: perché il centrodestra lo vuole sindaco di Milano?

05 febbraio 2016 ore 10:43, Luca Lippi
Per la tornata elettorale delle amministrative di giugno i giochi sono più o meno già fatti, il centrodestra non ha molte chances, forse non ne ha affatto, colpa della troppa fluidità dei suoi rappresentanti, forse anche perché i nodi di una eterogeneità di ideali che sono forzosamente confluiti in Forza Italia stanno venendo al pettine e molte correnti in ri-cerca di identità fanno scivolare in secondo piano gli obiettivi politici, sta di fatto che ovunque il centrodestra col cartello fisso di “lavori in corso” non può competere nelle grandi città tranne che a Milano dove sarebbe stata individuata una “personalità” di indiscusso valore in grado di poter competere nella corsa a primo cittadino. Dunque vediamo di chi stiamo parlando, perché è stato attenzionato dal centrodestra e soprattutto chi è.

L’identikit di Stefano Parisi: perché il centrodestra lo vuole sindaco di Milano?
Il suo nome è Stefano Parisi, classe 1956, romano e già prestato a lungo alla politica della città di Milano con Albertini. È un manager che ha veleggiato con successo fra pubblico privato, ha enormi e indiscusse competenze nel campo della digitalizzazione, attualmente ricopre l’incarico di  presidente di Confindustria digitale. Il nome di Parisi riemerge con speranze di successo soprattutto perché è stato legato a Milano, perché Milano deve molto a Stefano Parisi, ai tempi in cui era city manager sotto la giunta Albertini, Milano ha rifondato il suo prestigio con la rinascita per i grandi interventi edilizi (Porta Volta, City life) che hanno letteralmente tonificato una città addormentata. È stato Parisi a curare il cablaggio dell’intera rete urbana della città incaricando la Metroweb (società pubblica), ponendo le basi che hanno consentito alla città di attrarre un numero sempre maggiore di multinazionali che hanno scelto Milano per “parcheggiare” il loro quartier generale in seno all’Europa.
Dopo l’avventura milanese Parisi ha ricoperto la carica di direttore generale di Confindustria negli anni del berlusconismo. Dopo di che è tornato alla sua passione, prima come amministratore delegato di Fastweb e poi fondando Chili. Chili è pioniera della Internet Tv italiana ma anche unico player in Europa a offrire film e serie in modalità Vod (video on demand): cioè paghi e guardi, senza abbonamento, secondo un business model perseguito da pochi altri operatori (fra gli altri, iTunes). Ma la vera connotazione di Chili è un’altra, è una piattaforma indipendente.
Politicamente Stefano Parisi pur non schierandosi direttamente, non ha mai nascosto le simpatie per Forza Italia, tanto gli è bastato per essere travolto all’epoca del suo impegno come amministratore delegato di Fastweb in una questione di presunti fondi neri (queste erano e continuano ad essere le metodologie di intimidazione). Indagato nel 2007, dopo sei anni è stato prosciolto perché il suo nome non è risultato coinvolto in nessuna questione pregiudizievole, tuttavia all’epoca si dimise dalla carica di amministratore delegato poiché Fastweb, quotata in Borsa, non poteva correre il rischio di essere commissariata. 
Dunque Parisi ora è pronto per riprendere a testa alta la ribalta, ma accetterà la nomination? Al momento sia Berlusconi sia Salvini sono determinati a candidarlo senza riserve, ma ora è Parisi a dover sciogliere definitivamente la riserva; molto dipende dall’esito delle primarie Pd, se Francesca Balzani superasse Sala allora il confronto sarebbe possibile, se accadesse il contrario anche Milano diverrebbe un obiettivo complicato ma non impossibile.

autore / Luca Lippi
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