Goji, yogurt e noci: l'elisir della Positive Nutrition sono i superfood

05 maggio 2017 ore 16:40, Micaela Del Monte
Qualche settimana fa vi avevamo parlato del potere dei SuperFood, ovvero i cibi che molto spesso vengono preferiti dagli italiani per curarsi o prevenire problemi di salute. Un italiano su tre (33%) considera i superfood, tutti quei cibi che garantiscono benefici al corpo, addirittura come possibili sostituti dei farmaci. 

CIBI A SCOPO CURATIVO - Molto apprezzati i fagioli (quattro italiani su dieci sono alla ricerca di fonti alternative di proteine rispetto alla carne), il e il salmone (consumati rispettivamente dal 47%, 46% e 45%). Sono yogurt e noci, però, gli alimenti salutari preferiti dalla maggioranza degli italiani, venendo consumati regolarmente dal 59% e 49% degli intervistati. La Penisola è prima tra i grandi Paesi europei per il consumo di bacche di Goji (16% degli intervistati vs meno del 6% in Germania, Gran Bretagna e Spagna). Sette italiani su dieci (68%) sono convinti che questa bacca possa essere utilizzata a scopo curativo (multivitaminico naturale, sostegno al sistema immunitario, regolazione della glicemia, etc.). Il secondo superfood ritenuto più salutare è la curcuma, spezia giudicata benefica dal 62% degli italiani. Il 27% consuma spesso anche un altro tipo di bacca, ovvero il mirtillo. I dati emergono dalla Global Survey di Nielsen “Health/Wellness: food as medicine” condotta su un campione di 30.000 individui in 63 Paesi, tra i quali l’Italia, con lo scopo di analizzare l’evoluzione degli stili alimentari e cogliere nuovi trend in anticipo.

Goji, yogurt e noci: l'elisir della Positive Nutrition sono i superfood
POSITIVE NUTRITION -
Questi cibi sono infatti in grado di tenere sotto controllo lo stress ossidativo e l’infiammazione silente all’origine delle malattie croniche e degenerative. Dal diabete alle cardiopatie, dalle patologie neurologiche al cancro. I segreti per una vita lunga e sana sono nel piatto, che non va solo svuotato per ridurre le calorie e gli alimenti ‘nemici’, ma va anche riempito di ingredienti ‘amici’. Frutta e verdura in primis, aiutandosi se necessario con pillole ad hoc. Ed è proprio per "istruire" in questo senso che è stato organizzato l'incontro chiamato ‘Positive Nutrition’: “Non l’ennesima dieta alla moda, bensì uno stile di vita da abbracciare per sempre”. Il tema protagonista del IV Congresso internazionale ‘Science in Nutrition’, in corso all’Hotel Principe Savoia di Milano oggi e domani, 5 e 6 maggio.

La bibbia della nuova filosofia è il libro ‘Positive Nutrition. I pilastri della longevità’ (Sperling & Kupfer), firmato da Barry Sears, il biochimico americano padre della dieta Zona, insieme a Benvenuto Cestaro, docente di chimica biologica e biochimica della nutrizione alla Facoltà di medicina dell’università degli Studi di Milano, e Giovanni Scapagnini, professore associato di biochimica clinica nel Dipartimento di medicina e scienze della salute dell’università del Molise di Campobasso. Sono loro i 3 presidenti del summit, definito da Sears “un evento spartiacque per il futuro della medicina”. Patrocinata dalla Regione Lombardia, la 2 giorni è organizzata dalla Fondazione Paolo Sorbini per la scienza nell’alimentazione, intitolata alla memoria del farmacista appassionato di nutrizione che fondò Enervit. “Senza le sue intuizioni non saremmo qui”, lo ricorda Sears.

La riflessione degli esperti parte da un dato: dagli anni ’70 il nostro pacchetto calorico giornaliero è aumentato di circa 300 kcalorie, e parallelamente sovrappeso e obesità sono schizzati dal 15% al 36%. “Si mangia troppo e male, si vive di più e peggio. Ma una semplice dieta ipocalorica non basta – avvertono gli specialisti – Bisogna intervenite su più fronti”: nutrizione positiva, attività fisica quotidiana in dosi giuste, tecniche antistress come lo yoga, la meditazione, la respirazione.
Il messaggio è che bisogna pensare positivo, nella vita ma anche a tavola. E in laboratorio. Postive Nutrition è infatti un concetto mutuato dalla psicologia e poi dalla biologia: “Positive Biology – spiega Scapagnini significa concentrarsi non tanto o non solo sui malati, ma sui sani”. 

Perché lo sono? Quali sono i loro segreti? Cosa dobbiamo imparare da chi vive a lungo e in salute? E’ la visione che ispira gli studi sulle cosiddette ‘zone blu’, le aree del pianeta con la più alta concentrazione di centenari: l’isola di Okinawa in Giappone, quella di Ikaria in Grecia, la Penisola di Nicoya in Costa Rica, la cittadina californiana di Loma Linda con i suoi Avventisti del Settimo Giorno, i monti sardi dell’Ogliastra e il paesino calabrese di Molochio nel cuore dell’Aspromonte.
Se l’approccio del ‘vedere il bicchiere mezzo pieno’ viene applicato all’alimentazione, ecco che “la dieta non va pensata come sinonimo di privazione – precisa Scapagnini – Non si tratta soltanto di eliminare gli elementi negativi, bensì anche di aggiungere quelli positivi”. I superfood, appunto. Cibi ricchi di acidi grassi omega-3 (Dha ed Epa) e polifenoli come le antocianine dei frutti di bosco, le catechine del tè, gli stilibeni di arachidi e uva (il famoso resveratrolo), la curcumina che colora di giallo il curry. Tradotto in prodotti da mettere nel carrello, vuol dire ad esempio frutta e verdura, alghe, spezie, olio d’oliva, cacao. Ingredienti familiari oppure esotici, come il maqui del Sud Cile usato dagli indigeni come bevanda energetica e finito nel mirino della scienza per le sue virtù antiossidanti e antinfiammatorie.

Perché il bersaglio da colpire è proprio l’infiammazione silente, “alla base dell’eccesso di peso e di gran parte delle malattie – ricorda Sears, presidente della Inflammation Research Foundation – L’infiammazione è un’arma a doppio taglio”: in acuto “ci difende e ci fa guarire, ma se non si rivolve in modo adeguato diventa un’infiammazione a basse intensità”, un fuoco sempre accesso che può attaccare gli organi e farci ammalare. “Mantenerla entro una certa ‘zona’ – dice l’inventore dell’omonima dieta – è uno dei fattori chiave della Positive Nutrition”.  
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