Polizia svizzera (dopo Uber) fa infuriare i tassisti: "Soprusi a senso unico"

07 aprile 2016 ore 11:52, Andrea De Angelis
Ci eravamo lasciati con i tassisti sul piede di guerra per l'avanzata di Uber in Italia, come nel resto d'Europa (o forse sarebbe più corretto dire del mondo). I casi di cronaca legati a violenze e rapine nei confronti dei tassisti sono purtroppo frequenti, quasi da non fare più notizia. L'indiscrezione pubblicata però oggi dal Corriere della Sera desta clamore e viene apostrofata da alcuni come un "sopruso". 

Il condizionale è d'obbligo, la fonte come sempre da verificare. Qui non si vuole fare una crociata contro questa o quella categoria, ma semplicemente segnalare un fatto che fa emergere un problema. Su questa scia vanno lette così le parole del direttore del servizio taxi milanese, Vincenzo Mazza. "Solo il cliente può aprire e chiudere il negozio giuridico. Se volesse noi potremmo portarlo anche fino a New York", afferma sul noto quotidiano.. "È intollerabile l’atteggiamento delle autorità svizzere. Non c’è reciprocità: noi dobbiamo subire soprusi e pagare seduta stante quando gli automobilisti elvetici qui fanno quello che vogliono", aggiunge. 
Polizia svizzera (dopo Uber) fa infuriare i tassisti: 'Soprusi a senso unico'
Ma cosa sarebbe successo nello specifico? Così sul Corriere: "La voce dell’agente - catturata dai microfoni di sicurezza del taxi Oscar 74 - è agitata, sopra le righe: «Forse lei non ha capito: qui non siamo a Milano. Qui detto io quello che si fa! (...) Erano 400 franchi, ma spero sia il doppio o il triplo e questo signore, glielo dico io, va via in croce: 2016 anni fa un tizio veniva messo in croce, oggi lo metto in croce io un tizio». È il 3 di aprile lungo la galleria Vedeggio Cassarate a Vezia, a pochi chilometri da Lugano. Sono da poco passate le 22:30 e chi parla è un agente della polizia cantonale svizzera. Ce l’ha con un tassista milanese che a bordo ha un cliente. Il motivo è scritto sul verbale: «Per aver eseguito un trasporto professionale di persone non autorizzato in Svizzera, tragitto Milano/Lugano Pregassona; carico di una persona sul tragitto di rientro; tassametro in funzione». Franchi: 400. Euro: 393. «Quando ho ragione ho ragione» strilla sicuro l’agente, probabilmente ignaro di essere registrato". Questo quanto scritto dal Corriere.

Il tassista però si difende e ora il fatto rischia di diventare un vero e proprio caso. "Se supero il confine, l'importante è che non spenga mai il tassametro". Chi ha ragione dunque? Il tempo lo dirà (si spera). 
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