Delitto Caccia nel 1983 a processo: imputato arrestato da poco e Davigo testimone

07 luglio 2016 ore 11:08, intelligo
di Luciana Palmacci  

Trentatré anni dopo l’omicidio di Bruno Caccia, avvenuto a Torino, in via Sommacampagna, la sera del 26 giugno 1983, si apre davanti alla Corte d’assise di Milano il processo al suo presunto killer. Il procuratore della Repubblica Piemontese sarebbe stato ucciso per le sue indagini sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte. 
Lo scorso maggio, infatti, il giudice per le indagini preliminari Stefania Pepe aveva emesso decreto di giudizio immediato nei confronti di Rocco Schirripa, il sessantaquattrenne di origini calabresi arrestato nel dicembre 2015 dalla Squadra mobile di Torino e accusato sembrerebbe, di aver ucciso il procuratore della Repubblica del capoluogo piemontese; finora era stato condannato soltanto il mandante, il boss della 'ndrangheta Domenico Belfiore. 


Delitto Caccia nel 1983 a processo: imputato arrestato da poco e Davigo testimone
 
L’imputato Rocco “Barca” Schirripa, pluripregiudicato, si dichiara estraneo ai fatti. “Finalmente un processo apre la possibilità di scoprire, oltre l’identità dei killer, anche il motivo per cui Caccia è stato ucciso”, sostiene l’avvocato della famiglia Caccia, Fabio Repici. Non un processo che accerti solamente l’identità di chi ha premuto il grilletto, ma la riapertura del caso, con l’obiettivo di diradare tutte le ombre che ancora lo avvolgono. Per questo Repici ha chiesto di sentire ben 78 testimoni e da anni chiede che il caso sia riesaminato, convinto che la condanna di Domenico Belfiore non abbia fatto luce sul vero movente del delitto. Sfileranno magistrati come il presidente Anm Pier Camillo Davigo (all’epoca indagò sul delitto); alti dirigenti dei servizi segreti dell’epoca (Belfiore fu incastrato da una intercettazione registrata da un catanese poi pentito, Francesco Miano, in carcere, sotto la guida degli 007), pentiti recenti e no, investigatori.  

L'occasione per riaprire l'inchiesta è arrivata l'estate scorsa dall'uscita dal carcere per motivi di salute di Domenico Belfiore. La squadra mobile di Torino, coordinata dalla procura di Milano, ha mandato lettere anonime ai personaggi coinvolti nell'omicidio, risvegliando le discussioni a riguardo. E intercettando le conversazioni di Belfiore, Placido Barresi (anche lui processato ma prosciolto) e, appunto, Rocco Schirripa, che però formalmente non era mai risultato coinvolto prima, hanno incastrato il presunto killer. 
La scorsa settimana, in occasione di una commemorazione del procuratore a Palazzo di giustizia di Torino, il procuratore generale Francesco Saluzzo avrebbe detto che Caccia fu vittima di una "controffensiva" di ambienti criminali nella cui orbita c'erano, fra l'altro, personaggi che "prosperavano vicino alla procura".
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