Primarie Pd: chi ha votato, quanti e polemiche su irregolarità

02 maggio 2017 ore 7:03, Eleonora Baldo

Laurea con massimo dei voti ma senza lode per Matteo Renzi  che vince, con il 70% dei voti favorevoli, le primarie interne del Partito Democratico – tenutesi domenica scorsa in circa 8000 gazebo sparsi in tutta Italia – senza tuttavia centrare l’obiettivo della consacrazione assoluta.

Sia chiaro che da qualunque prospettiva si voglia guardare la questione, il contenuto del bicchiere supera abbondantemente la metà: “mezzo pieno” perché si tratta comunque di una vittoria schiacciante sugli altri due sfidanti, il Ministro della Giustizia Andrea Orlando , secondo classificato con 19,5% dei voti, e il Governatore della Puglia Michele Emiliano che porta a casa i consensi rimanenti, parti al 10,5%;  “mezzo vuoto” se si dismettono i panni del politologo e si indossano quelli del matematico. Già, perché se guardiamo ai numeri, la riconquista della vetta da parte di Matteo Renzi ha un sapore agrodolce.

Primarie Pd: chi ha votato, quanti e polemiche su irregolarità

I NUMERI – Partiamo dai fatti: le primarie del Pd di domenica scorsa consegnano, come da previsioni della vigilia, saldamente il partito in mano a Matteo Renzi che conquista il 70,01% dei voti su un totale di votanti pari a 1.848.658, come puntigliosamente riportato dalla pagina web dei democratici. Il 70%, sulla carta, è una percentuale schiacciante, incofutabile. Tuttavia, se si guarda allo storico delle primarie la vittoria dell’ex premier viene brutalmente ridimensionata. Alle primarie 2005, i votanti furono oltre 4 milioni, 3,2 milioni dei quali indicarono la preferenza per Romano Prodi che diventò Segretario del Pd con il 74,1% dei voti; nel 2007 fu il turno di Walter Veltroni che conquistò quasi 2,7 milioni di elettori (75%) su un bacino di votanti di oltre 3,5 milioni; la storia continua con l’elezione di Pierluigi Bersani nel 2009: i votanti furono 3,1 milioni e il Segretariò portò a casa 1,6 milioni di preferenze (53%). Nel 2013, infine, fu lo stesso Renzi a battere sé stesso: i votanti furono 2,8 milioni, quelli che lo scelsero alla guida del partito quasi 1,9 milioni (67,5%). Se si guardano i numeri quindi, si può tranquillamente parlare di una vittoria di Pirro poiché in termini assoluti Renzi porta a casa 1,4 milioni di voti contro l’1,8 della volta precedente, perdendo per strada quasi un milione di votanti che hanno preferito non recarsi alle urne per eleggere il nuovo segretario del Pd.

LE PROSPETTIVE – Tornando a indossare le vesti politologiche, tuttavia, il consenso raccolto da Renzi rappresenta il “quanto basta” per controllare saldamente il partito, senza più temere i sussulti delle minoranze, e di riflesso il governo ancora per il momento in mano a Gentiloni. Fatto salvo che nelle ambizioni del neo-rieletto Segretario vi è quella di andare al voto il prima possibile (probabilmente dopo l’estate) per ottenere la consacrazione delle urne nazionali, l’ipotesi più probabile in questo periodo di transizione è quella di una gestione-ombra del governo Gentiloni, cercando nel frattempo di prendere le misure per la manovra economica e per poter alzare nuovamente la voce in Europa.

LE REAZIONI – All’insegna del fair play le reazioni dei due sfidanti renziani, Orlando ed Emiliano, che hanno prontamente rivolto le congratulazioni al premier, offrendo la loro collaborazione per il bene generale del partito. Incentrato sull’insuccesso numerico il commento di Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, che dal suo profilo Facebook commenta così: “ In dieci anni il Pd ha perso il 60% dei partecipanti alle primarie ma ha trovato un definitivo padrone”. A casa 5 Stellel'attenzione è rivolta all'importanza della democraticità indipendentemente dallo strumento prescelto. Dalle pagine del suo blog Beppe Grillo commenta così: “la democrazia non è questione di clic (…) La democrazia è questione di consentire a tutti i cittadini di informarsi (…) E’ completamente insensata la polemica sulla democrazia dei clic che sarebbe inferiore alla democrazia delle schede di carta”. Infine per Forza Italia a parlare è Osvaldo Napoli, responsabile degli Enti Locali del Partito che punta il dito sulla necessità di regolamentare per legge le primarie per evitare caos, rischi di brogli e manipolabilità dei risultati, rifancendosi a quanto accaduto in alcuni seggi del Sud Italia, chiusi per irregolarità e presunti brogli come il seggio di Nardò (provincia di Lecce), Cariati in Calabria e Gela. Il. caso più grave si sarebbe verificato in Puglia, come avrebbe denunciato da Antonio De Caro Sindaco di Bari: parebbe, infatti, che al di fuori dei seggi fossero state attuate procedure irregolari per il rimborso dei 2 euro versati a titolo volontario dai votanti non iscritti.

IL COMMENTO - E' tornato sul punto anche questa mattina, sempre su Facebook, Mario Adinolfi. Al centro della questione le presunte irregolarità sul voto ai seggi delle primarie." Ve lo raccontavo mentre le primarie erano in corso: i numeri li inventa chi comanda, non sono verificabili e derivano da accordi tra le parti" ha tuonato poco fa dal proprio profilo il leader del Popolo della Famiglia.

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