Eurogruppo: "Misure correttive alla manovra". Perché è un vantaggio per Renzi

06 dicembre 2016 ore 12:40, Andrea De Angelis
Servono misure correttive alla manovra dell'Italia. La richiesta al Governo (dimissionario) Renzi arriva dall'Eurogruppo il giorno dopo la pesante sconfitta subita al voto referendario. Sembra che l'Europa presenti al conto al leader del Pd, ma non è detto che sia proprio così. Anche perché lì, in quel di Bruxelles, lo spauracchio dei 5Stelle è più forte di quanto si possa ancora immaginare. 

"Invitiamo l’Italia ad adottare le necessarie misure per assicurare che la Finanziaria del 2017 sarà rispettosa del Patto", si legge nel comunicato pubblicato ieri a Bruxelles, alla fine di una riunione dei ministri delle Finanze della zona euro. "L’alto livello del debito pubblico rimane fonte di preoccupazione. Per ridurre il debito, ricordiamo l’impegno a usare nel 2017 imprevisto gettito fiscale o inattesi risparmi di spesa e ad accelerare le privatizzazioni".
I ministri delle Finanze della zona euro hanno fatto proprie le opinioni della Commissione europea sulle Finanziarie del 2017. Tuttavia, pur invitando l’Italia a introdurre misure per rispettare il Patto di Stabilità, l’Eurogruppo ha dato a Roma tempo per addottare nuove scelte di bilancio, poiché dopo il voto di domenica l’Italia ha un governo dimissionario. Nel contempo, l’Eurogruppo ha respinto l’idea di un aumento della spesa pubblica aggregata nella zona euro per sostenere la ripresa.

Eurogruppo: 'Misure correttive alla manovra'. Perché è un vantaggio per Renzi
Dunque non si allungherebbe la vita al Governo Renzi nel momento in cui si dice che "l'Eurogruppo ha dato tempo" a Roma vista la situazione di "un Governo dimissionario". Ma a leggere tra le righe lo stesso Renzi potrebbe presentarsi in campagna elettorale come il solo capace di imporre all'Europa richieste forti e autorevoli, vista la simpatia che Merkel, tanto per fare un nome, ha mostrato nei suoi confronti. Salvo poi, non dimentichiamolo, bacchettarlo attraverso "i suoi uomini" in quel di Bruxelles. 
Renzi dunque populista in giacca e cravatta? Forse. Gli 85 euro agli statali sarebbero salvi in caso di voto a febbraio? Chi può dirlo. Di certo lui, magari ancora alla guida del Pd dopo un nuovo bagno di voti democratici in un ipotetico Congresso da convocare ad inizio anno, potrebbe ripresentarsi come il solo capace di dare credibilità all'Italia. Questa volta senza le "zavorre" Alfano e Verdini, ma con un Parlamento tutto renziano e dunque decisionista, europeista, ma anche veloce e quanto basta populista. Con un consenso più a sinistra e meno al centro, rilanciandosi come punto di riferimento dei socialisti in Europa. 
Anche perché se fosse il Governo tecnico a tagliare con le misure correttive, Renzi si mostrerebbe senza dubbio più forte di prima. "Io vi davo gli 85 euro, e i tecnici già ve li tolgono", potrebbe dire l'ex sindaco di Firenze in campagna elettorale. Dunque o febbraio o giugno poco cambia, questa notizia sembra far sorridere in entrambi i casi il premier dimissionario messo (per ora) in freezer da Mattarella...


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