De Magistris Vs Salvini: i due modelli a confronto

20 marzo 2017 ore 13:29, Luca Lippi
Duello a distanza fra De Magistris (sindaco di Napoli) e Matteo Salvini (leader della Lega), luogo dell’incontro/scontro il programma di Lucia Annunziata ‘In ½ ora’ su Rai Tre. L’argomento che ha scatenato la polemica è il mai sopito livore da parte di Salvini dopo gli scontri el capoluogo partenopeo in occasione del suo intervento in città.
De Magistris nel corso del suo intervento alla trasmissione ha dichiarato: “Io populista? Non mi offendo. Salvini ha governato il Paese con i poteri che hanno oppresso le autonomie, quelle che io voglio invece valorizzare. Se populista significa strumentalizzare le ansie per produrre fascismi, alzare filo spinato, io non lo sono. Se significa connettersi con il popolo e dare voce a chi non l'ha mai avuta, non mi offendo. A Napoli c'è un'esperienza di popolo, se si vuol usare questo senso allora è un'esperienza populista. Salvini non è il nuovo, ha governato con Berlusconi, ha tagliato le risorse ai comuni. Napoli è sicuramente un'esperienza nuova, dove cerchiamo di coniugare rivoluzione e affidabilità di governo”. 
E poi decisamente a gamba tesa su quanto successo nella sua città: “I diecimila in piazza sono stati una bella pagina, nel giorno del comizio. Quel corteo avrebbe dovuto concludersi con una sonora pernacchia”, spiega de Magistris riavvolgendo il nastro a quella fatidica giornata. “Non facciamo l'equazione manifestazione, centri sociali, violenza. Abbiamo fatto di tutto per evitare che la situazione potesse degenerare, la responsabilità non può essere attribuita al sindaco di Napoli. E la città è parte lesa di tutto questo. Dove c'è Salvini c'è sempre violenza”. E poi ribadisce: “Non abbiamo detto mai no alla manifestazione di Salvini a Napoli, abbiamo detto solo che non avremmo concesso la Mostra d'Oltremare. Poi è legittimamente intervenuto il ministro dell'Interno, ma ancora oggi credo che sarebbe stato meglio spostare l'evento. Potevamo convenire su una soluzione equilibrata, far fare la manifestazione a Salvini a cinquanta metri, nel Palapartenope, e non in una sede del Comune. Invece del buonsenso si è soddisfatto un capriccio di Salvini. Penso che il ministro Minniti abbia ceduto all'intransigenza di Salvini”.

De Magistris Vs Salvini: i due modelli a confronto

La risposta di Salvini che fino a quel momento non è mai intervenuto, è stato piuttosto secco, caratteristico del Leader del Carroccio: “Ho sentito l'intervista a questo signore, una mezzoretta inutile per il mio punto di vista. Non do giudizi, lascio giudicare a chi è davanti al televisore”. E giù stoccate: “Non so cosa gli ho fatto di male, se gli appaio in sogno o meno. Sono molto preoccupato per i tanti napoletani che hanno problemi veri. Invito tutti quelli che hanno sentito questo signore parlare per mezzora a interrogarsi per capire se quest'uomo può governare il paese. Ringrazio Minniti. Le posizioni della Lega possono piacere o no, ma in democrazia tutti possono parlare. Grazie anche a Renzi, ma siamo in democrazia, non è normale che un ministro dell'Interno debba intervenire perché c'è un sindaco bizzarro che annulla il comizio tre volte in un giorno”.  

Ma quali modelli rappresentano De Magistris e Matteo Salvini?
Piu che un 'modello De Magistris' si può parlare di modello Napoli, che poi sia ordito dall’attuale primo cittadino e indubbio. È andato a presentare il suo modello in giro per l’Italia così come fece il veronese Flavio Tosi alcuni anni fa. A ridosso della sua rielezione De Magistris affermò:  "Io farò il sindaco per altri 5 anni a noi interessa costruire un movimento politico che si connetta con le grandi città”, a partire da realtà come Barcellona, il cui sindaco ha mandato un video di sostegno. Omaggio a Virginia Raggi: “Io penso che la Roma di Virginia Raggi possa essere un interlocutore interessante, un collegamento importante. Le auguro di diventare sindaco”, sorride De Magistris (ovviamente con disappunto da parte del M5S).
Il futuro politico nazionale di De Magistris è ancora nebuloso, ma ci sono alcuni paletti chiari. “Non rifaremo una cosa come Rivoluzione civile di Ingroia con i pezzi dei vecchi partiti”. Secondo: “Luigi è di sinistra ma ha dimostrato di saper pescare in un elettorato molto trasversale, fuori dal centrosinistra e anche da chi vota M5s”. Insomma, non sarà facile trovarlo alla guida di Sinistra italiana. La sostanza, però, è che la scommessa di De Magistris è di poter interpretare un ruolo dopo il tramonto del renzismo, che viene considerato a portata di mano. Un ruolo certamente nel sud, ma non solo. Per il momento la base logistica è l’associazione “DemA”, che significa “Democrazia e autonomia”, ma anche le prime quattro lettere del cognome.

Il modello Salvini, invece, è più un copia incolla, una sorta di replica di vari modelli in giro per l’Europa e anche nel mondo. Il primo cui ha sempre fatto riferimento è stato quello rappresentato da Le Pen, ma poi ci sono state le elezioni presidenziali negli Stati Uniti, e forse il modello vero è diventato Trump
C’è un sottile filo che unisce due concetti portandoci a una considerazione sul fenomeno di Matteo Salvini, del quale non si riesce a individuare un modello vero e proprio. Finché ha tentato di seguire la leader del FN francese, che è molto acuta e politicamente assai preparata, Salvini ha arrancato, parlando di dati spesso imprecisi e proponendo soluzioni apparentemente democratiche ma che quasi mai trovano un seguito logico nel nostro ordinamento
Più facile seguire Trump allora, dove non ci sono vere e proprie determinazioni politiche, piuttosto decisioni di imperio da ‘ammorbidire’ sulle decisioni dei vari giudici, che Trump utilizza per ‘aggiustare’ il tiro dei suo lanci populisti.

Certo è che sia De Magistris sia Salvini hanno entrambe l’ardire di richiamare l’attenzione al rispetto costituzionale pure predicando azioni che richiederebbero almeno qualche riforma costituzionale prima di essere messe in campo. Non che la cosa sia necessariamente un’offesa per nessuno, ma di sicuro per riportare la bussola nel mezzo a qualcuno si dovrà ‘strappare’ autonomia.

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autore / Luca Lippi
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